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Sudditi o cittadini? PDF Stampa E-mail
di Alessandro Rico   
Domenica 06 Maggio 2012 14:12

«Pagare tutti per pagare meno», dice Casini. La storia è sempre quella: lo Stato esige e noi elargiamo; se poi chi governa lo riterrà opportuno, raggiunti gli obiettivi urgenti, ci farà qualche concessione. «Dimezziamo subito il finanziamento pubblico ai partiti», chiede Bersani. Una proposta offensiva: loro, al latrocinio dei rimborsi non ci rinunciano, ma siccome la folla chiede pane, ci tirano qualche brioche.

Il tema è la concezione che noi italiani abbiamo di noi stessi: sudditi o cittadini? Uomini liberi o valvassini? Titolari della sovranità o clientes?

Lo schizofrenico Mario Monti attacca il keynesismo, proclama riforme liberiste, ma poi avvia la campagna di odio sociale verso gli evasori, i capri espiatori di una crisi sistemica che conosce tanti altri motivi di vergogna. E soprattutto, attenta alla proprietà privata imponendo un onere fiscale come l’IMU, che non è insopportabile di fatto, quanto di principio. Non me ne frega niente se saranno cento o mille euro. Qui la logica non dev’essere legata all’entità del salasso: il rispetto dei connazionali come cittadini liberi e sovrani, dovrebbe imporre ai governanti tutt’altra considerazione della natura dello sforzo corale che i tempi richiedono. Per accrescere la nostra libertà, per tornare a far di noi dei produttori e non dei parassiti, per dimostrarci che esiste la buona politica e sradicare il populismo, non bisogna obbligarci a prestare le ennesime corvée a questo Stato insaziabile. Gli unici sacrifici degni sono lo smantellamento dell’assistenzialismo; la dismissione di un Welfare antiquato e sprecone; la rinuncia all’illusione di una vita trascinata ciascuno a spese di tutti; il rilancio di un modello di Stato «limitato», che «si limita» a sanzionare le violazioni delle regole del mercato, mediante gli strumenti del diritto, esercitando così una funzione nobile e profondamente etica. Il che, ovviamente, va abbinato a un taglio delle tasse: un taglio molto cospicuo sull’imposizione diretta e una riorganizzazione di quella indiretta, in modo tale che le imposte sui consumi non penalizzino le fasce svantaggiate, ma nemmeno puniscano la ricchezza, come nei Paesi incivili del socialismo reale.

Non ho sentito una sola denuncia rispettabile, una critica ai tecnici che non accetti implicitamente la sudditanza degli individui allo Stato. Di Pietro: «L’IMU la paghino le fondazioni bancarie, non i pensionati». No, no, no e poi no. È tutto sbagliato. Qui si ammette che qualcuno deve pagare, deve subire un furto dall’erario pubblico, e allora sì che è meglio prendersela con chi ha di più (meglio ancora se quel qualcuno è, nell’immaginario collettivo, il responsabile della crisi, come gli ebrei nella Germania weimeriana). Il problema vero è che anche nel momento più difficile, i poteri pubblici devono essere limitati e la nostra dignità di cittadini deve essere conservata intatta: l’IMU non la deve pagare nessuno, perché è un’imposta vessatoria, che mira alla nazionalizzazione dei patrimoni, più o meno cospicui, degli italiani.

Si vergogni, questa classe politica, che ha cancellato le libertà individuali, estendendo smisuratamente il potere dello Stato e contemporaneamente indebolendo il governo, per averlo sottoposto al condizionamento della rivendicazione incessante di privilegi da parte di innumerevoli categorie sociali. Si vergognino i sindacati, che sul palco di Rieti, il primo maggio, illudevano ancora i lavoratori che sia possibile campare con una spesa pubblica incontrollata e una tassazione ragionevole, torturando semplicemente chi è più ricco – evidentemente, si suppone che l’opulenza derivi da un’usurpazione, come nell’economia arcaica in cui credeva Rousseau.

Si vergognino i demagoghi, si vergognino i reucci che gozzovigliano alle spalle dei contribuenti. Si vergognino i politici che, alle amministrative, hanno praticato il voto di scambio con i giovani disoccupati, il cui successo dovrebbe deciderlo il mercato e non un feudatario. Perché noi non siamo sudditi, siamo cittadini.

 

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