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Gioco e realtà PDF Stampa E-mail
di Alessia Donati   
Lunedì 23 Aprile 2012 17:07

L’indole dell’anima dei bambini (…) ha bisogno di divertirsi (…). Per i bambini, i giochi nascono spontaneamente, essi stessi li scoprono (…)”.[1]

 

Già Platone riconosceva nel gioco l’espressione principale dell’indole infantile, che può essere educata nel suo aspetto pratico e relazionale mediante l’attività ludica che permette un’adeguata socializzazione.

 

L’aspetto più importante riscontrato è che il gioco svolge una funzione essenziale nel corso della maturazione. Il gioco è il primo e il più importante comportamento spontaneo del bambino determinato dai suoi bisogni pulsionali, relazionali e cognitivi.

 

Il gioco è divertimento e svago attivo, serve soprattutto per rilassarsi soddisfacendo un’esigenza edonica, una dimensione d’animo giocosa propria dell’uomo. L’attività ludica infantile è, inoltre, lavoro in quanto continuo esercizio delle capacità individuali. Il bambino, infatti, attraverso il gioco esercita e perfeziona le attitudini fisiche e mentali di cui avrà bisogno nell’età adulta.

 

In primo luogo il gioco infantile ha una funzione liberatoria. Il bambino riproduce attivamente un’esperienza spiacevole subita, liberandosi in tal modo, dell’angoscia che ad essa si accompagna. In secondo luogo il gioco ha una funzione simbolica. Il bambino abbandona momentaneamente e parzialmente il principio di realtà per immergersi in un mondo di fantasia nel quale ogni desiderio può trovare spazio e realizzarsi attraverso l’invenzione di un gioco simbolico, grazie al quale può dominare una situazione per lui dolorosa. La ripetizione attiva dell’evento traumatico gli permette di uscire dalla passività che genera angoscia e conservare il legame con l’oggetto del desiderio. Così il gioco trasforma l’angoscia del bambino normale in piacere.

 

Oltre al contenuto del gioco è importante lo stato di quasi isolamento che si viene a creare. Il bambino che gioca “abita” in un’area che non può essere facilmente lasciata, e che non ammette intrusioni. In quest’area di gioco il bambino raccoglie oggetti o fenomeni dal mondo esterno e li usa al servizio di qualche elemento che deriva dalla realtà interna o personale.

 

Il gioco è universale ed appartiene alla sanità; esso porta alle relazioni di gruppo ed è una forma di comunicazione in psicoterapia.

 

Allora noi nel ruolo di genitori, fratelli maggiori o zii, possiamo considerare che per il bambino sono importanti tutte le sue attività, come il gioco e il disegno, perché gli possono permettere di fornire a se stesso percezioni che saranno particolarmente adatti a provocare rappresentazioni di fantasmi, paure o solo delusioni.

 

Poter stabilire una vera comunicazione con un bambino, rappresenta l'obiettivo di molti adulti. Tutta l'abilità  sta allora nell'offrire al bambi­no un contesto ed un'atmosfera tali che si possa stabilire questa comunica­zione. Una buona conoscenza delle modalità abituali di comunicazione tra bambino e adulto è necessaria, tale conoscenza può essere acquisita solo con ripetuti contatti con bambini delle diverse età.  Le principali modalità comunicative: il gioco, il dialogo immaginario, il disegno, il dialogo tradizionale; nel riquadro possiamo vedere la modalità comunicativa in relazione all’età:

 

 

 

Fino a

Da 3 a

Da 7 a

Da 11 a

Oltre i

 

3 anni

7 anni

11 anni

13 anni

13 anni

Giochi

+++

++

+

-

-

Dialoghi

 

 

 

 

 

immaginari

++

+++

+

-

-

Disegno

+

++

+++

++

++

Dialoghi

 

 

 

 

 

di tipo adulto

-

-

+

++

+++

 

Se vogliamo creare un rapporto con i bambini e se volessimo “recuperare” quel bambino che è in noi…. Allora giochiamo!!

 

 

Lettura per curiosità:

Winnicott, Gioco e Realtà


[1] Platone, Leggi VII, 792-793.



Categorie: gioco  infanzia  bambini  
Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Aprile 2012 11:50
 

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