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di Alessia Donati   
Mercoledì 11 Aprile 2012 18:33

Solo il perdono rimette

il dolore

nel circolo della vita.


(Alessandro D’Avenia)

 

Proprio in questi giorni è ricorsa una data molto importante per noi aquilani e per tutta la città dell’Aquila. La commemorazione di una catastrofe naturale, che oltre a troncare la vita a molte persone e a distruggere i palazzi ed i luoghi ha spezzato la rete sociale e la comunità di allora.

 

Alcune persone stanno ancora ancorate ai momenti prima del terremoto, altre per superarlo non vogliono neanche più ricordarlo e questa è stata l’aria che si è respirata a distanza di tre anni.

 

Come per ogni perdita, lutto, arriva il momento di elaborarlo.

 

Possiamo elaborare l’avvenimento anche attraverso l’uso delle fotografie, insieme alle persone a noi care per ricordare e rivivere i momenti della città e per lo più i momenti personali.

 

L’immagine fotografica ha la capacità di far ricordare in modo molto più efficacemente rispetto alle parole. Caratteristica della foto è, che spesso, spinge l’osservatore a descrivere il suo contenuto usando il tempo presente anche se l’avvenimento appartiene ad un tempo passato. “Rivivere” l’esperienza rievocata dall’immagine fotografica porta a contattare le emozioni che, a loro volta, funzionano da mezzi per accedere e comunicare ulteriori sentimenti con nuovi ricordi.

 

L’utilizzo della fotografia è importante anche per aiutare il processo di elaborazione psicologico infatti anche negli incontri con uno psicologo e psicoterapeuta si posso utilizzare le foto.

 

Esistono differenti tipi di foto che possono aiutarci ad elaborare un avvenimento :

 

Foto che sono state scattate o create direttamente da voi: la fotografia potrebbe essere letta come una sorta di autoritratto che riflette la “personalità” del fotografo, quindi ogni foto contiene, segretamente informazioni circa colui o colei che l’ha scattata; allora prendiamole e vediamo quale scorcio dell’Aquila ci rappresentava e ci rappresenta, quali persone sono importanti ora come allora.

 

Foto che vengono scattate da altri permettono di capire il modo in cui si è visti e quindi anche come si appare a se stessi quando non è uno specchio a rifletterci.

 

In questo caso è importante confrontare le fotografie di se stessi in posa con fotografie di se stessi non in posa, in modo da vedere le differenze tra le immagini e le percezioni che i diversi fotografi hanno di voi, e si può anche confrontare con il “prima e il dopo” del terremoto.

 

Autoritratti : riguarda tutti quei tipi di foto che avete fatto per te stesso, dove in ogni caso si è mantenuto il totale controllo su tutti gli aspetti della creazione della foto.

 

Questo tipo di fotografia è importante per auto-esplorarti quando nessuno ti osserva; in questo caso si va direttamente a toccare tematiche quali l’autostima, la conoscenza, la fiducia e l’accettazione di sé che spesso sono alla base di molti dei problemi delle persone che si rivolgono a psicoterapeuti.

 

In ambito psicoterapeutico ci può essere un uso molteplice delle foto. La fototerapia si inserisce sia nell’ambito della comunicazione e dei linguaggi non verbali che nell’ambito delle terapie espressive.

 

Una volta  che potete riunirvi in gruppo o con una persona a voi cara e che la fotografia è a disposizione, iniziate a fare semplici domande, che dirigeranno l’attenzione verso voi stessi, o viceversa verso il contesto; domande quali: “qual è la storia di questa foto?”; “come è arrivata ad essere scattata?”; “contiene un qualsiasi significato per te? E se sì,quale?”; “quali altre cose (in riferimento a pensieri, memorie, sentimenti ecc.) ti vengono in mente quando la guardi?”; “che tipo di persona ha scattato questa foto?”; “perché lui o lei ha scelto quel particolare momento e quel particolare soggetto?”; “se tu potessi cambiare qualche parte di questa foto; quale potrebbe essere, e perché?”; “che cosa potrebbe domandare la fotografia o dire, se potesse parlare?”; “vuoi raccontare o chiedere qualcosa alla fotografia?”; “ti ricorda di altre fotografie che sembrano “andare insieme”?”; “che cosa piacerebbe o non piacerebbe a tua madre, padre, moglie o partner di questa fotografia?”

 

Fatto questo potete costruire il vostro album di elaborazione dell’accaduto, questo perché le foto che sono state messe insieme hanno lo scopo di documentare la personale descrizione della vostra vita  ed i vari retroscena che si sviluppano.

 

Gli album fotografici hanno l’effetto di un “sistema narrativo” di un particolare periodo di vita.

 

Quindi da un punto di vista di elaborazione psicologica dell’accaduto, non è solo il contenuto visuale delle fotografie stesse ad essere così importante, ma anche tutto ciò che accade nel momento in cui voi interagite nel “rinarrarle”. Memorie, sentimenti e pensieri, che emergono durante il dialogo fotografico, possono in certe circostanze essere più rilevanti delle reazioni legate all’immagini stesse.

 

In sintesi, osservare una foto o una serie di foto, vuol dire aprire un processo che mette insieme mondo presente, ricordi e fantasie per dar forma alle intenzioni dell’osservatore. La narrazione che ne deriva ha il potere di rivelare alla persona stessa aspetti della sua esistenza sino a quel momento rimasti inespressi.

 

Questo è un passo alla rielaborazione dell’accaduto e vi da la possibilità di percorrere il vostro cammino per vivere meglio.

 

 

Lettura per curiosità:

BERMAN L., (1996) La fototerapia in psicologia clinica, Erickoson, Trento;



Ultimo aggiornamento Martedì 17 Aprile 2012 19:26
 

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