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| Uscire dall'equivoco del catto-mercatismo |
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| di Marco Mancini |
| Venerdì 02 Marzo 2012 22:49 |
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Pare oramai diffusissima, all’interno della c.d. “destra cattolica”, la tendenza ad affermare la perfetta conciliabilità tra il pensiero cattolico e l’ideologia neo-liberista, il tutto nel segno di un presunto primato dell’individuo, dell’esaltazione unilaterale dei principi della libertà e della proprietà privata contro tutto ciò che è “statale” o “pubblico”, dell’affermazione di un malinteso principio di sussidiarietà. Senza bisogno di ricorrere al tanto vituperato Sillabo di Pio IX, è sufficiente guardare all’attuale dottrina sociale della Chiesa per puntualizzare qualche aspetto.
1) Il mercato non è la Provvidenza. Bisogna innanzitutto superare questa forma di idolatria. Se è vero che il libero mercato costituisce il sistema economico più adatto a produrre ricchezza nel rispetto della libertà della persona, è anche vero che esso non produce necessariamente un equilibrio efficiente, visto che le condizioni richieste dalla teoria economica (es. informazione perfetta, perfetta concorrenzialità, etc.) non si presentano mai nella realtà. Quand’anche, inoltre, esso fosse in grado di raggiungere un’allocazione efficiente delle risorse, si porrebbe comunque il problema di valutare l’equità di tale soluzione. Il mercato, infatti, non può essere fine a se stesso, ma è lo strumento per corrispondere a un fine morale più alto, vale a dire il bene comune e la dignità di ogni persona umana (valori che, a loro volta, trovano il proprio fondamento in Dio). Ne discende, ad esempio, che, in ragione del suo carattere soggettivo e personale, il lavoro non possa essere considerato “una semplice merce o un elemento impersonale dell'organizzazione produttiva”. Lo stesso diritto alla proprietà privata, nella dottrina sociale della Chiesa, non è mai stato considerato “assoluto ed intoccabile”, anzi è esso stesso subordinato a quello di destinazione universale dei beni.
2) Lo Stato non è Satana. Lo Stato, così come ogni forma di potere pubblico, deve sì evitare di invadere gli ambiti che non gli sono propri, tuttavia ha lo scopo primario di conseguire il bene comune, di assicurare la giustizia e la pace, che proprio della giustizia è figlia. In questo senso, tanto pensiero cristiano antico e medievale (fino a Tommaso d’Aquino) ha attribuito al Katechon paolino, vale a dire il freno che impedisce alle forze dell’Anticristo di dispiegarsi pienamente, le caratteristiche dell’Imperium Romanum, cioè dell’autorità politica rettamente intesa. Nella diffidenza verso lo Stato, indubbiamente presente nel pensiero sociale cattolico moderno, pesa senz’altro il rapporto conflittuale proprio con lo Stato liberale e massonico ottocentesco: essa va dunque inquadrata innanzitutto nell’ottica della difesa della Libertas Ecclesiae dalle ingerenze esterne. Ciò non ha nulla a che vedere, quindi, con le derive anti-statuali di certo americanismo, specie protestante.
3) La sussidiarietà non è laissez-faire. Come intendere correttamente, dunque, tale principio? Innanzitutto va specificato che esso, affermando che “è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare”, si pone a difesa non solo e non tanto dell’individuo, ma anche e soprattutto dell’autonomia della c.d. “società civile”, cioè l’ambito all’interno del quale operano quei corpi intermedi che costituiscono la base del pluralismo sociale e che l’ideologia liberale, contrapponendo in maniera manichea individuo e Stato, trascura colpevolmente. Inoltre, la sussidiarietà funziona come un ascensore: quando i livelli inferiori si mostrano incapaci o non pienamente adeguati a raggiungere un determinato scopo, è il livello superiore ad agire. Di conseguenza, l’intervento dei pubblici poteri non viene affatto escluso, ma va regolato secondo il principio “la società dove è possibile, lo Stato dove è necessario”, seguendo costantemente la già indicata bussola del bene comune.
In conclusione, va evitato il rischio che, dopo l’idolatria del “Capitale” e della Costituzione, propagandate rispettivamente dai cattolici-comunisti e dai cattolici-democratici, siano ora i cattolici-liberali a sostituire alla sana dottrina cattolica Friedrich von Hayek e Milton Friedman.
da http://www.campariedemaistre.blogspot.com |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Aprile 2012 16:20 |