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Europa, quo vadis? PDF Stampa E-mail
di Alessandro Rico   
Lunedì 16 Gennaio 2012 15:19

 

In questi delicati giorni di assedio dell’eurozona, ne ho sentite davvero di tutti i colori. C’è chi ha parlato di banchieri ebrei, di complotti degli americani, chi finalmente ha potuto ridere di Sarkozy e chi non ha accolto con qualche clamore la notizia del declassamento dell’Italia, ormai retrocessa nella serie B dell’affidabilità finanziaria. Non sarà solo colpa del governo tecnico, probabilmente neppure di Berlusconi, ma fino a due tre mesi fa, tutto faceva brodo per bollire Silvio, mentre oggi, Monti regnante, nessuno si scompone di fronte all’umiliazione. A parte la comprensibile amarezza nei confronti di una classe dirigente (ma anche giornalistica e intellettuale) incapace di ogni obiettività, assuefatta all’adagio in sé già obsoleto delle tifoserie berluscocentriche, resta la domanda inquietante: ‘ndo annamo? Verso gli Eurobond, temo. Una congiura effettivamente c’è. I mercati premono e non allenteranno la pressione finché non avranno la certezza di poter ricominciare ad accartocciarsi nelle loro ardite operazioni borsistiche, nei secoli dei secoli o comunque fino alla prossima crisi. Che sicuramente arriverà, se l’Europa cederà alla follia di trasformare la Banca Centrale in una prodiga zecca, pronta a rintuzzare di moneta priva di ancoraggi a valori reali le capienti borse degli speculatori. Mi viene in mente Immanuel Kant: se pensi a cento talleri, non te li ritrovi in tasca. Qualcuno, invece, ha trovato il modo di creare soldi dal nulla: ma tutto ciò che è cenere, prima o poi torna a essere cenere. Naturalmente urgono degli approfondimenti. Capire, innanzitutto, chi sono i «mercati». Perché il punto, lo ripeterò allo sfinimento, non è che l’economia di mercato abbia fallito; il punto è che quella che viene fuori da certe manipolazioni, tra cui il conferimento di poteri di conio illimitato alla Banca Centrale e la socializzazione del debito (che tradotto vuol dire: indebitatevi quanto volete, tanto le obbligazioni saranno acquistate dalla Bce che per pagarle stamperà nuovo denaro), non è per niente un’economia di mercato. Allora, chi sono gli speculatori? Uomini avidi, grandi gruppi finanziari, potenti lobbies, Goldamn Sach’s e la massoneria, Licio Gelli e la Banda della Magliana? Forse un po’ di tutto. Ci sono di mezzo piccoli broker, il cui comportamento viene facilmente influenzato dalle condizioni alterate dell’ambiente; ci sono businessmen che lavorano per influenti trust, che hanno un potere contrattuale maggiore nei confronti degli Stati e possono costringere la politica a prendere decisioni scellerate. Sarà su questo terreno che misureremo la qualità dei leader europei. Se c’è un atto di sovranità che la politica deve compiere, è cedere la sovranità al mercato come luogo dell’interazione, della cooperazione e della competizione tra gli individui (che sono, passatemi le ripetizioni, i titolari della sovranità politica). Ma dev’essere un mercato libero, non un malato attaccato a una macchina, che a un intervento risolutore preferisce l’alimentazione artificiale.



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