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| Tasse, servizi e libertà |
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| di Alessandro Rico |
| Giovedì 15 Dicembre 2011 10:28 |
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Non so se in chi ripete questa frase prevalgano la rassegnazione ad uno Stato esoso o il perverso desiderio di essere assistiti «dalla culla alla tomba», come recitava un vecchio slogan del Welfare State. In ogni caso, è un ragionamento pericoloso. Anzitutto perché, come diceva Reagan, «lo Stato è come un bambino: ha un canale alimentare con un grande appetito da una parte e nessun senso di responsabilità dall’altra». E poi, «trova sempre una necessità per ciascun soldo che prende». Dite allo Stato: tassami, ma forniscimi dei servizi. E lo Stato, magari,ve li darà. Ma soprattutto vi tasserà. Oggi riterrà che è opportuno organizzare un sistema di istruzione pubblica o di sanità nazionale; domani penserà a monopolizzare la previdenza sociale; poi deciderà come dovete trascorrere le vacanze (vedere i viaggi INPS di Fantozzi), quando dovrete usare la carta di credito o se il vostro conto in banca è troppo pingue e va un po’ snellito con una patrimoniale. Lo Stato è il Leviatano: è un mostro onnivoro e sempre affamato; per di più gestisce il denaro che vi impone di versargli molto peggio di come fareste voi. Un’imposizione fiscale elevata riduce la libertà dei cittadini, indipendentemente dal fatto che ad essa corrisponda l’implementazione di servizi. Perché lo Stato deve avere il monopolio sui trasporti locali o ferroviari? Perché le forniture idriche devono essere controllate da un’azienda pubblica? Perché l’istruzione statale dev’essere anteposta a quella privata e quest’ultima rappresentata come un diplomificio? I monopoli, in qualunque settore, limitano la libertà economica, quindi la libertà in senso lato, di ogni consumatore, poiché lo privano della facoltà di decidere di quale tipo di servizio usufruire in relazione alla sua qualità e al suo prezzo. Inoltre l’assenza di un regime di concorrenza ostacola l’innovazione e pertanto impedisce la diminuzione dei prezzi. Naturalmente questo non significa che le tasse vadano del tutto abolite: ci sono funzioni che lo Stato non può demandare a soggetti di diritto privato, come l’amministrazione della giustizia o delle forze dell’ordine; a ciò si aggiunga che l’imposizione fiscale dovrebbe, in una certa misura, ridistribuire la ricchezza, non rubando ai ricchi per dare incondizionatamente ai poveri, ma per garantire ai meno abbienti una vita dignitosa e un’accettabile «condizione di partenza» – non parlo apposta di «livellamento»: il guaio non è se qualcuno parte avvantaggiato, perché il desiderio di assicurare ai figli una vita agiata è un diritto di ogni famiglia, oltre che una spinta propulsiva per la società intera; il punto è accertarsi che tutti dispongano dei mezzi materiali sufficienti per mettere a frutto le proprie abilità. Insomma, il compito principale dello Stato non è quello di proteggerci dall’ignoranza, dalle malattie o dalla vecchiaia. Lo Stato non è nostro padre e non è il nostro padrone. Anzi: se c’è qualcosa da cui lo Stato deve proteggerci, è da se stesso.
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Commenti
2012-01-09 20:58
Io penso che la libertà di un cittadino possa venire difesa solo dalla società dove questo cittadino vive (nel 2012 è lo stato). Lo stato deve quindi garantire la difesa dell'individuo (cittadino) da stranieri attraverso i mezzi che si hanno a disposizione e dovrebbe garantire che la Giustizia funzioni ottenendo in questo modo la libertà di tutti i cittadini, la quale è l'essenza che viene alla base della prosperità materiale e dello sviluppo economico.Tutti i servizi si rivelano inadeguati quando è lo stato che le deve erogare, perchè sono troppi, ma i liberali italiani si guardano bene dalla loro privatizzazione , perchè sanno che un privato se NON paghi cash col ca... che poi ti cura! ..e tu Vù fa l'americano????