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L'insostenibile leggerezza di Napolitano PDF Stampa E-mail
di Valerio Valentini   
Mercoledì 02 Novembre 2011 16:24

A leggere i giornali di questi ultimi giorni, si è portati a pensare che Napolitano, il salvatore della Patria, sia sceso nell’arena, lancia in resta e corazza tirata a lucido, per salvare l’Italia dal tracollo finanziario. Tutto questo perché il nostro Presidente della Repubblica ha diramato il suo ultimo appello. Il solito monito, potrebbero pensare alcuni ingrati maldisposti nei confronti di Napolitano. Ma si sbagliano. Stavolta, infatti, il Quirinale non auspica larghe intese, né invita a moderare i toni. Stavolta Napolitano si è spinto molto più in là: addirittura considera ormai improrogabile l'assunzione di decisioni efficaci nell'ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee. Urca. Non avrà mica esagerato? E poi, come se già questa affermazione non bastasse a dare il senso del suo impegno e della sue efficacia politica, ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva. È evidente, insomma, che è un Napolitano spregiudicato e pronto a tutto, quello che agisce in queste ultime ore.

E pensare che potrebbe limitarsi ad utilizzare i potere che gli vengono attribuiti dalla Costituzione. La quale, all’articolo 88, recita così: il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Ma Napolitano non ci pensa neppure. Lui, che è in Parlamento dal 1953 e ne ha viste di tutti i colori, sa perfettamente quel che è meglio fare. E infatti resta a guardare. Inerte.

E quel che è peggio è che – fatte salve le dovute ma rarissime eccezioni – nessun intellettuale, giornalista o politico gli attribuisce responsabilità nella situazione che l’Italia sta attraversando, e nessuno osa metterne in discussione l’operato. Anche nella percezione della popolazione comune, del resto, il Presidente della Repubblica è, per il fatto stesso di ricoprire quella carica, una persona saggia e infallibile, un grande filosofo, depositario di memorie passate e di lungimiranza politica. Come se ormai il Presidente della Repubblica fosse soltanto un’icona, un monumento da incensare sempre e comunque.

Per quel che mi riguarda, invece, Napolitano è correo dello sfacelo in cui l’Italia sta agonizzando. Lui è il Presidente della Repubblica, e poteva fare molto di più di quanto non abbia fatto. Poteva, ad esempio, rifiutarsi di votare le leggi vergogna; e invece ha firmato, senza fiatare e senza rimandarle alle Camere, tutte quelle porcherie – dal Lodo Alfano, al Legittimo Impedimento – che la Consulta ha poi dichiarato incostituzionali. E ha firmato anche lo Scudo Fiscale, permettendo ai ricchi evasori, che per anni avevano tenuto i loro tesori nei paradisi fiscali, di riportare i soldi in Italia, mantenendo l’anonimato e l’impunità, con una tassa risibile del 5% (in America, per casi analoghi, si arriva al 50%). Salvo poi ricordarsi che nel nostro Paese c’è troppa disparità tra le classi sociali e auspicare equità nella ripartizione dei sacrifici tra i cittadini.

Poteva, ad esempio, rifiutarsi di nominare ministro della Repubblica Italiana chi il nostro Paese vuole dividerlo, col tricolore vuole pulirsi il culo e considera metà degli Italiani terroni schifosi. Poteva rifiutarsi di affidare le forze di polizia a uno che è stato condannato per aggressione a pubblico ufficiale. Poteva evitare che andassero a ricoprire cariche istituzionali tutta quella marmaglia leghista, i cui vertici – da Bossi a Borghezio, passando per Maroni – sono stati accusati di attentato alla Costituzione e all’integrità di Stato e di creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Solo accusati, ovviamente, perché una legge ad-hoc ha ridimensionato e di fatto annullato quei reati. E Napolitano poteva rifiutarsi di firmare quel decreto. Ma non l’ha fatto.

Poteva, inoltre, rispedire al mittente la nomina di Aldo Brancher a ministro. Ma non l’ha fatto. Poteva evitare che un mafioso conclamato andasse a ricoprire il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. E invece ha stretto la mano giulivo a Saverio Romano, lo ha fatto giurare bel bello sulla Costituzione, ma, in una nota diffusa cinque minuti dopo, il Presidente ha auspicato che gli sviluppi del procedimento a suo [di Romano, ndr] carico chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro. Forse per redimere la sua coscienza da qualche scrupolo.

Ora che l’Italia sta precipitando nel baratro, si chiede a Napolitano un sussulto di dignità e un rigurgito di coraggio. Sciolga le camere, e nomini un governo d’emergenza, composto da gente competente in materia di economia, col compito inglorioso di salvare il salvabile e dare una svolta al Paese. Oppure, se è stanco, si ritiri a vita privata.

 



Categorie: Napolitano  Costituzione  crisi  Bossi  Maroni  
 

Commenti 

 
#1 Sembra storia già successaFilippo

2011-11-03 11:45

Sbaglio o sembra storia già successa 80 anni fa? Quando un certo re doveva agire ed invece è stato immobile facendo diventare l'Italia uno stato antidemocratico .
 
 
#2 FinalmenteFranco

2011-11-03 12:11

Finalmente si comincia a mettere quantomeno in dubbio l'operato di Napolitano, che viene trattato dai media classici come un totem. Quello che fa lui è sempre giusto, e solo osare criticarlo vuol dire macchiarsi di vilipendio. La storia giudicherà Napolitano come un inetto. Ed è giusto dirlo a gran voce!
 
 
#3 sono d'accordofederico

2011-11-03 12:25

sono d'accordo tranne sulla parte dello scioglimento. sarebbe un atto inappropriato che andrebbe contro la prassi costituzionale. il presidenti è arbitro e non ha poteri ne decisionali ne d'indirizzo. il suo ruolo è molto simile a quello della regina d'Inghilterra;più di una dichiarazione saltuaria i suoi poteri non vanno. per quanto riguarda l'accettazione indiscussa di qualunque iniziativa governativa mi trovi d'accordo. è veramente scandaloso