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E' passato qualche giorno dalla manifestazione romana del 15 ottobre, a sua volta parte di una mobilitazione globale contro le classi dirigenti, politiche ed economiche, dei Paesi occidentali, ritenute colpevoli di non offrire ricette efficaci contro la crisi finanziaria e, anzi, di averla provocata con le loro politiche, sottraendo il futuro alle nuove generazioni. E' finita come sappiamo: centinaia di militanti dell'area antagonista hanno devastato le aree di Roma in cui il corteo è sfilato, nonostante il dispositivo di sicurezza predisposto dal Ministero dell'Interno e il tentativo di isolare le frange estreme operato dal resto dei manifestanti.
Nei commenti del giorno dopo, campeggia la solita indignazione - ma forse il termine ora è un po' inflazionato - di tutte le persone per bene contro le violenze, la solidarietà espressa alle forze dell'ordine e la delusione del "Movimento" per quella che si è rivelata un'occasione sprecata. Mai come in questa circostanza, a ben vedere, hanno perso tutti. Ha perso il ministro Roberto Maroni, che ancora venerdì rassicurava di aver adottato tutte le misure necessarie ad evitare situazioni critiche. Hanno perso i cretini che si sono dilettati a fracassare le auto in sosta e le statue della Vergine. Hanno perso, bisogna dirlo, anche le migliaia di manifestanti "pacifici". Ricordano a tratti i socialisti del primo dopoguerra e il loro massimalismo parolaio: passarono mesi a predicare la "Rivoluzione" e la necessità di "fare come in Russia", salvo poi lamentarsi del fatto che qualcuno, vale a dire i fascisti, li avesse presi sul serio e avesse cominciato la sua controrivoluzione. Chi semina vento, non può prendersela quando arriva la tempesta.
E che di vento in questi anni ne sia stato seminato tanto, è dimostrato da un filmato pubblicato da Radio Radicale, che racconta il tentativo di Marco Pannella di partecipare al corteo, prima di venirne espulso a furia di insulti e di sputacchi. Chi scrive non ha grossa simpatia per i Radicali, anzi. Li considera l'avversario principale da combattere. Se mi capitasse di incontrare un radicale, ascolterei le sue aberranti tesi sulla libertà del mercato e sulla libertà di aborto, farei un bel sospiro e passerei al contrattacco. Ci discuterei animatamente, magari ci farei persino a botte. Ma sputare in faccia, no. Lo status di essere umano va riconosciuto a tutti, persino a Emma Bonino. Il cazzotto, come disse una volta Ciccio Storace, sottolinea l'idea e, aggiungo io, implica un riconoscimento dell'avversario colpito come soggetto dotato di dignità simile, se non pari, alla propria. Lo sputo, invece, è un atto di vigliaccheria e tende a negare l'umanità dell'avversario. Non è un caso che il codice d'onore del movimento ultras preveda scazzottate a mani nude e non sputacchi a destra e a manca.
Divagazioni a parte, la variegata fauna che nel video se la prende con Pannella, dandogli del "venduto", non gli rimprovera neanche le aberranti tesi di cui sopra: la colpa dello stagionato leader o, meglio, del suo partito sarebbe quella di aver partecipato al voto in occasione dell'ultima verifica della fiducia alla Camera, vanificando la tattica parlamentare delle opposizioni, mirata a far mancare il numero legale. Inutilmente il povero Giacinto detto Marco cerca di spiegare che i Radicali hanno votato contro la fiducia al Governo, che hanno deciso di partecipare al voto per rispetto delle istituzioni, che la demenziale strategia ordita da Franceschini e company era in ogni caso destinata al fallimento, che comunque lui non aveva nessun dovere di fare da stampella al PD e alla nuova palude partitocratica e inciucista che sta prendendo corpo contro Berlusconi. Tutto inutile. La fauna, drogata da anni di letture di "Repubblica" e del "Fatto quotidiano", reclama il suo capro espiatorio: Pannella è complice del Berlusca, come tale va insultato, sputacchiato ed espulso, come tutti i berlusconiani o presunti tali. Poco importa che la manifestazione dovrebbe essere apolitica e apartitica, l'urlo di rabbia di una generazione perduta e destinata a un magro avvenire. Poveri ingenui, non avevamo capito niente: quelli in testa hanno Berlusconi. Altro che assalti alla Banca d'Italia: l'importante è cantare "Bella Ciao" e sperare che ci salvi Napolitano, vale a dire il maggiordomo dei poteri forti che si vorrebbero combattere. Rimane sempre attuale Brecht, il quale avvertiva che, al momento di marciare, molti non si accorgono che il nemico marcia alla loro testa.
Alla fine della giostra, il problema degli indignados in versione italiana, ma non solo, è proprio questo. Il movimento potrebbe diventare qualcosa di serio, su cui investire tempo e risorse, a una serie di condizioni:
- Una completo indifferentismo, del movimento se non dei singoli, rispetto agli schieramenti politici attuali, soprattutto tenendo conto del fatto che l'opera di privatizzazione, precarizzazione e svendita del sistema Italia è stata portata avanti negli anni '90 soprattutto dalla c.d. sinistra e che Berlusconi, almeno fino ad un paio di anni fa, ha rappresentato per molti versi il male minore, specie per quanto concerne un certo effetto "rompighiaccio" nel versante interno e alcune, magari inconsapevoli, linee di resistenza in politica estera (ma buona parte degli indignati è troppo stupida o ignorante per sapere che la partita si gioca in questo campo e non semplicemente sostituendo il Salame con la Mortadella);
- La conseguente apertura del movimento a persone di qualsiasi provenienza, senz'alcuna pregiudiziale, dal momento che nessuno può avere titolo per stabilire chi è legittimato a indignarsi e chi no, a maggior ragione considerato che a combattere in prima linea contro l'usurocrazia internazionale sono sempre stati esponenti del pensiero "non conforme", da Ezra Pound al prof. Auriti.
- Una piattaforma centrata che ponga al centro il tema della riappropriazione della sovranità, sia attraverso l'analisi e la denuncia della nuova strategia egemonica della potenza statunitense, compresa la politica di "normalizzazione" che vede coinvolta in prima battuta l'area africana e medio-orientale, sia attraverso la lotta contro le centrali economiche e finanziarie transnazionali, con rinvio a una fase successiva di qualsiasi altra discussione riguardante gli assetti politici interni.
Dopo aver realizzato tutto questo, cioè dopo aver fornito al movimento una sostanza politica dotata di una qualche dignità, si potrebbero allora spaccare le vetrine e non solo, visto che ogni vera rivoluzione, come ci ricorda il buon Mao, non è un pranzo di gala, ma un atto di violenza. Ovviamente, però, tutto questo non accadrà mai: presidiano il campo con la consueta solerzia i dementi dell'antifascismo/antiberlusconismo militante, quelli che, come gli Amici del Vento cantavano già negli anni '70, "il Regime ha fabbricato in serie, perché lo difendessero dalle persone serie".
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Commenti
2011-10-19 16:38
2011-10-20 23:28
In appena un rigo sei riuscito a scrivere un mare di parole vuote che non significano nulla. "Totalitaria"? "Idiozie"? "Fascismi"?. Ma di che parli? Tira fuori degli argomenti, se ne sei capace.
Invece, mi pare di scorgere il solito vuoto pneumatico, riempito di tante chiacchiere ideologizzate, che ho cercato di descrivere nel mio articolo.