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Un magistrato al Festivaletteratura PDF Stampa E-mail
di Valentina Vecchio   
Giovedì 15 Settembre 2011 10:27

Mantova in settembre: città del Festivaletteratura.

Da Palazzo Te, residenza del bunga-bunga di Federico II Gonzaga, alle sponde del Mincio, sospese nell’irreale foschia mattutina, si susseguono eventi, incontri, letture pubbliche. Le strade acciottolate si riempiono di intellettuali di sinistra,figure mitologiche come qualsiasi entità che si definisca di sinistra in Italia, di lettori da spiaggia che si scoprono accaniti per cinque giorni autunnali,  di aspiranti radical-chic che adorano i libri di Francesco Bianconi, ma anche di giovani volontari delle scuole, famiglie, persone che non possono essere etichettate per la loro straordinaria normalità. Oltre che il festival della letteratura è anche il festival della varietà umana e della curiosità che si risveglia; risuonano le parole di Valerio Massimo Manfredi pronunciate tra gli applausi nel Cortile della Cavallerizza: “E’ vero, noi italiani siamo tutti diversi.. Non siamo una nazione, siamo qualcosa di più grande. Siamo una civiltà”.

Incerta se etichettarmi radical-chic, radical o chic, di sinistra o di destra, m’infilo a Palazzo San Sebastiano, noncurante dell’afa e della fila per entrare. Sono in ritardo e prendo il biglietto di corsa mentre entro nel cortile. Mi siedo in tempo per applaudire l’ingresso del relatore: Nicola Gratteri. 
Quale presentazione gli si addice? Forse, è sufficiente la parole più denotativa e riassuntiva che per prima mi viene alla mente: magistrato.

Non toga rossa, non giudice di sinistra; un magistrato che amministra la giustizia non è un giustiziere, un magistrato che persegue chi commette reati non è un vendicatore. 
Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica, è un magistrato che lotta contro la ‘ndragheta nella sua terra senza tirarsi indietro; è un magistrato che insegna agli studenti “economia della criminalità” senza percepire uno stipendio, perché il suo compito non è aggiungere un’altra carriera alla sua prima nelle aule di tribunale, ma istruire i giovani sul codice non scritto, mettendo a disposizione i propri “brandelli di esperienza”.

Nicola Gratteri, un magistrato a disposizione dei suoi studenti. Da dieci ragazzi, il suo corso è arrivato a contarne cinquecento, con cento tesisti; gli esami si svolgono anche di notte e nel suo ufficio, per non far tornare gli studenti il giorno seguente. 
Di fronte a una richiesta di aiuto non si tira indietro, perché, come dichiara lui stesso: “Se io mi ritirassi, sarei un vigliacco; che senso ha vivere da vigliacchi? La gente che viene da me è disperata. Io non posso tradirli”.

 

Nicola Gratteri, un magistrato che ama parlar chiaro di studenti e politici.
“Ai miei ragazzi dico: se impiegate sette, otto anni a terminare il corso di studi, lasciate stare: siete già fuori mercato. Non fate ciò per cui non siete tagliati; conservate la vostra dignità e non mettetevi nella condizione di dipendere da chi  promette un posto di lavoro che non potrebbe assicurare nemmeno a se stesso.” […] “I politici dovrebbero essere i primi a contrastare la criminalità organizzata. Potrebbero innalzare le pene, rieducare davvero i detenuti nelle carceri come si riabilitano i tossicodipendenti e non lasciarli davanti alla tv e permettere che nell’ora d’aria si organizzino tra loro; potrebbero informatizzare il processo per evitare lungaggini.. Invece i parlamentari fanno delle sceneggiate; in pubblico litigano e poi vanno a cena insieme. Il loro interesse primario è guadagnare, poi pensano a predicare bene.”

Nicola Gratteri, un magistrato che fotografa la realtà: “A decidere, son in poche persone, questa non è democrazia.” […] “E’ stato detto che nel 2010 son stati intercettati sette milioni di italiani. E’ falso; semplicemente perché non ci sono abbastanza ascoltatori.  E’ stato detto che le intercettazioni sono antieconomiche. E’ falso; un pedinamento comporta benzina, ammortamento delle macchine, vitto, alloggio e stipendio degli agenti impiegati, mentre le intercettazioni costano 10 euro + IVA.” […] “Spesso il governo ricorda il numero di malavitosi arrestati durante la reggenza; ma la lotta alla mafia non si misura dal numero degli arresti, bensì dal livello di vivibilità dei commercianti […] La mafia è al Sud come al Nord. Non è né di destra né di sinistra; non si è al sicuro nemmeno con le primarie”.

 

Nicola Gratteri, un magistrato che parla ai giovani perché la mafia si nutre di comportamenti e di gesti, di riti che esprimono gerarchie di potere; ed è facile che s’introduca un modo di fare, anche banale, che diviene il modello per i ragazzi. “I ragazzi son delle spugne, nel bene e nel male[…] Io non parlo agli adulti: è tempo perso, hanno già fatto le loro scelte di campo. Quando vado da loro mi sembra una passerella, un’occasione di mondanità. Io non sono un animale da palcoscenico”.

Infatti, Nicola Gratteri è un magistrato; altre parole sarebbero superflue.



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Ultimo aggiornamento Sabato 24 Settembre 2011 21:19
 

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