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Sfondate e vi sarà aperto (Scampoli d’omelia nella Festa della Pentecoste 2011) PDF Stampa E-mail
di Luigi Maria Epicoco   
Martedì 14 Giugno 2011 09:53

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Il Vangelo di oggi parla di quei luoghi chiusi dove a tripla mandata ci rinchiudiamo per non soffrire, per non affrontare, per insicurezza, per paura, per comodità.

A volte passiamo intere vite chiusi in posti del genere, dove la realtà che conta è solo quella dentro la mia testa, dove il metro di giudizio è solo quello delle mie insicurezze, dove la parola “ormai” siede in trono in attesa che tutto finisca. I discepoli del racconto di oggi sono gli stessi discepoli che hanno visto Gesù, hanno visto i suoi miracoli, hanno fatto scelte forti, hanno ascoltato i suoi insegnamenti. Ma nonostante un praticantato così illustre anche per loro è arrivata una stagione della vita che supera le loro forze, e la loro volontà. Ecco cos’è la Pentecoste. E’ lo sfondamento di queste porte sigillate. E’ la demolizione di tutto ciò che ci costringe a vivere al chiuso, in recinti troppo stretti per poter contenere qualcosa che ci renda davvero felici. Apparentemente al chiuso ci sentiamo al sicuro, ma questo “luogo sicuro” in realtà è per noi come una tomba, come la prova generale di una morte che solo anni dopo verrà. Certe volte trasformiamo le nostre famiglie in cenacoli chiusi, le nostre amicizie, il nostro lavoro, le nostre aspettative, quello che pensiamo. Ciascuno di noi ha qualche porta chiusa da dover aprire e l’unica chiave a riuscire ad aprire queste porte è lo Spirito Santo, cioè l’Amore di Dio. Come, perchè, in che maniera, attraverso che cosa, noi non lo sappiamo. Dello Spirito noi ci prendiamo solo le Sue benefiche conseguenze e rimane a noi un mistero di che strade usi per raggiungerci.

Ogni mattina dovremmo iniziare la nostra giornata chiedendo di vivere fuori da certi recinti. Ogni mattina aprendo gli occhi, prima di poggiare i piedi per terra, dovremmo dire “Vieni Spirito Santo, Vieni per Maria”. Ricordandoci che solo Dio può ottenerci di vivere con i piedi per terra, noi al massimo ci nascondiamo sotto le coperte e scambiamo la fantasia con la realtà.

 

(La vignetta è di don Giovanni Berti )

 

 

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