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| Il popolo senza cervello e il dovere del cambiamento |
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| di Valerio Valentini |
| Mercoledì 01 Giugno 2011 09:48 |
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Quello composto dalle persone, talmente cretine, che non riescono nemmeno a capire che davvero Ruby è la nipote di Mubarak, che le procure sono piene zeppe di ex brigatisti, che in Italia c’è una dittatura dei giudici di sinistra e che, soprattutto, sono così irrimediabilmente idioti da non apprezzare lo zelo con cui si richiede aiuto per la nostra situazione ai capi di stato stranieri. “Mr Obama, pensaci tu!”.
Ora, la coerenza non è certo il punto di forza di Berlusconi; del resto non lo è mai, né nei regimi né nello spettacolo. E lui a questo ha ridotto la nostra democrazia: a un regime dello show, in cu si vince non in base al merito, ma in base alla capacità di apparire, di stupire, di esagerare. Per questo, credo che, per quanto doveroso, sia inutile chiedere un atto di responsabilità al nostro Presidente del Consiglio, e cioè di rassegnare le dimissioni, in nome della salute del Paese e del rispetto della volontà popolare. Su di lui, la storia esprimerà il suo giudizio, e sarà impietoso; noi, che invece siamo costretti a fare i conti giorno per giorno con la sua volgarità e la sua violenza, dobbiamo decidere per quanto ancora siamo disposti a sopportarlo. E certo, in questo senso, il responso dei ballottaggi di questo fine settimana è stati incoraggiante, ma non risolutivo. Non è la prima volta, infatti, che Berlusconi perde le elezioni. E non è neppure la prima volta, in quasi diciassette anni, che prende una sonora batosta. E questa, sicuramente, è la prova che gli Italiani tanto scemi non sono. Sono, semmai, abbastanza pigri, e quindi fanno fatica a trovare delle alternative ad alcuni strumenti cui sono affezionati, o semplicemente abituati. Ma non lo fanno per fedeltà, o per ideali. Lo fanno soltanto per pigrizia. Ed ecco, dunque, che in questo ventennio berlusconiano, la televisione, e anche i giornali, sono stati l’arma perfetta del regime; proprio perché soltanto in pochi, e soltanto negli ultimi anni, hanno saputo trovare la voglia e la forza di distaccarsi da strumenti di cui avevano imparato, erroneamente, a fidarsi in maniere cieca ed incondizionata. Controllare i media, in sostanza, è equivalso col condizionare la mente e drogare gradualmente la coscienza degli Italiani. Eppure, ciclicamente, a distanza di qualche anno, Berlusconi ha commesso dei gravi errori, talmente gravi che neppure le sue televisioni e i suoi giornali hanno saputo nasconderli, o rivalutarli come meriti. E, in questi casi, il regime ha dovuto mostrarsi quale realmente era: un regime basato sulla menzogna. Perché Berlusconi, di tanto in tanto, si lasci andare a raptus di follia autolesionista che durano qualche settimana, non è dato saperlo, e forse non è neppure così importante capirlo. Forse, si tratta di un ciclico riacutizzarsi di una qualche instabilità psicofisica. Sta di fatto che spesso ci ricasca, e puntualmente ne paga le conseguenze. Ed è emblematico, a questo proposito, quanto è accaduto in queste ultimissime settimane che hanno preceduto le elezioni e che hanno portato fino ai ballottaggi. I manifesti osceni di Lassini che Berlusconi non ha condannato, ma anzi ha approvato; la compravendita dei parlamentari a un tanto al chilo; i continui attacchi alla magistratura, sia a livello nazionale che internazionale; la balla colossale della telefonata in pretura per evitare incidenti diplomatici con l’Egitto (a questa, ormai, ci credono solo Vespa, Minzolini, e qualche migliaio di Italiani convinti ancora dell’esistenza di Babbo Natale e del mostro di Loch Ness); i comizi e i videomessaggi a reti unificate e domande omologate… Sono tutte assurdità che – anche per un popolo estremamente pigro, ancorché “senza cervello” – sono risultate inammissibili. Ma non è, come abbiamo detto, la prima sconfitta elettorale subita dell’attuale Premier. E allora resta da capire come è stato possibile che, dopo tante sconfitte, Berlusconi sia ancora Presidente del Consiglio. In questo caso, il motivo è ovvio: l’incapacità della sinistra di rappresentare un’alternativa credibile. Uso questa parola – “credibile” – non a caso: “credibile” significa qualcosa a cui si può credere, dunque non necessariamente qualcosa di vero. Ecco, indipendentemente dal fatto che la sinistra sia stata o meno capace di governare e di essere diversa dal modello politico imposto da Berlusconi, quello che è grave, a mio avviso, è che non è apparsa tale. Troppo spesso, cioè, si è avuta la sensazione che destra e sinistra fossero uguali, o almeno troppo simili perché una potesse ergersi ad alternativa nei confronti dell’altra. La sinistra, insomma, prima ancora di non essere migliore, ha avuto il torto di non sembrare migliore. E non si tratta di un ragionamento semplicistico o – come si usa dire, ormai – qualunquista (dare a qualcuno del qualunquista, ultimamente, deve davvero provocare un estremo inspiegabile piacere in chi lo dice, ché accusando qualcun altro di qualunquismo, evidentemente, si sente così intellettualmente avanzato!). Non è, dicevo un discorso qualunquista: la sinistra è stata nuclearista fino all’altro ieri; la sinistra ha anch’essa, tra i suoi parlamentari, gente poco raccomandabile o addirittura condannata; la sinistra ha compiuto degli scempi nei confronti della giustizia, come l’indulto; la sinistra, per interessi elettorali, ha compiaciuto un partito xenofobo e razzista come la Lega (modifica del titolo V della costituzione, anno 2001); la sinistra ha contribuito alla sopravvivenza del conflitto di interessi e allo strapotere mediatico di Berlusconi (storica ammissione di Luciano Violante, nel 2003). Alla luce di ciò, viene davvero lo sconforto pensando agli attuali dirigenti del Pd come a persone adeguate per dare una svolta a questo Paese. Tuttavia, gli Italiani hanno – e per l’ennesima volta – ribadito che, per quanto errori e contraddizioni appartengano sia ad uno schieramento che all’altro, i partiti non sono tutti uguali. È vero che tutti sono partiti, come affermano in molti, stanchi di questo sistema politico inefficace e corrotto, ma tra partito e partito esistono differenze, anche sostanziali. E così questa tornata elettorale ha dimostrato – voglio sperare definitivamente – che non esiste nessuna maggioranza degli Italiani favorevole a Berlusconi e al suo regime, per quanto i pietosi rappresentanti del Pdl si affannino a giustificare le loro scelleratezze con la scusa del “consenso popolare”. Ancora una volta, gli Italiani hanno ribadito la loro voglia di cambiare; e la responsabilità di interpretare questo cambiamento e renderlo possibile, l’hanno demandata – a torto o a ragione – alle forze politiche di sinistra (a parte Napoli, che è un caso diverso, estremamente interessante). E dunque, tra tutte le affermazioni che sono state fatte dai rappresentanti del Pd e di Sel dopo la vittoria, alcune delle quali irritanti per vuotezza e retorica, la migliore è stata senza dubbio quella di Romano Prodi. Alla domanda “Qual è il messaggio di questa giornata?”, l’ex Premier ha risposto ”Che dobbiamo essere degni del cambiamento”. Ecco, io sono un po’ scettico e non riesco a crederci fino in fondo, ma mi piace illudermi che, finalmente, la sinistra riesca ad essere degna di questo cambiamento. |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Giugno 2011 16:06 |