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Caruso, la nostalgia del dolore PDF Stampa E-mail
di Icaro   
Mercoledì 01 Giugno 2011 09:28

Mi sono appassionato alla storia e soprattutto alla voce di Caruso attraverso un’altra musica: l’omonimo brano che Lucio Dalla ha sempre giurato aver scritto sotto ispirata dettatura, tutto d’un fiato.

 

 

La canzone è stata scritta nello stesso albergo dove soggiornò , per qualche tempo, il celebre tenore già malato e cosciente della prossimità della sua fine. Al suo fianco pare ci fosse una giovane apprendista a cui impartiva lezioni di canto.

 

Le note del piano all’inizio si piantano nello spazio intemporale dove si affrontano, come nelle vecchie tragedie greche, la battaglia di amore e morte: Eros e Thanatos.

Proprio nel mezzo di un cuore crepato. Nel pertugio lasciato vuoto da una vita giunta alla fine e una storia che, volando oltre i limiti del possibile, diventa amore.

 

“Senti il dolore nella musica si alzò dal pianoforte

ma quando vide la luna uscire da una nuvola

gli sembro dolce anche la morte”

 

Come il pettirosso che si strugge il petto con una spina per far sentire meglio il suo canto, qui alzarsi e cantare diventa forma e sostanza, musica e parole, corpo e anima che gridano all’unisono “te vogghiu bene assaie”.

 

Quando in una vita si riesce a fermare il tempo del dolore anche in 5’ e 16” di una canzone o nella frazione di un gesto improbabile allora quella vita si trasforma in arte, ispirazione e contagiata da misteriose alchimie prende sapore , diventa profumo, musica, diventa…scia di un’elica.

 

Puo’ capitare allora di provare una profonda nostalgia anche per un dolore .

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Giugno 2011 09:43
 

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