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di Luigi Maria Epicoco
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Giovedì 26 Maggio 2011 09:01 |
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Mi tormenta in questi giorni l'idea della santità. Ho come la sensazione che non abbiamo ancora preso sul serio questa immensa vocazione che tutti ci portiamo addosso.
Pensiamo ancora troppo con la misura stretta del nostro piccolo egoismo e non ci accorgiamo che la resa non consiste nel distruggere se stessi, ma nell'allargare gli spazi di se stessi. Nessuno, che sia dotato di un minimo di buon senso, prenderebbe mai sul serio una via di distruzione di sè. Ma basta alzare un po lo sguardo e ci si accorge che la demolizione di alcuni pareti del nostro io non sono finalizzate ad un annullamento ma ad un ampliamento. Morire a se stessi, significa accettare che ciò che ci rende felici non può semplicemente stare nello stretto spazio dei nostri quotidiani egoismi. Morire a se stessi significa lasciare che il germoglio spacchi la scorza e venga fuori. L'ho capito ieri sera, mentre scavando nel giardino ho trovato una noce che germogliava. Ho visto la delicatezza di un germoglio che spingeva sulla durezza della scorza. Quella delicata forza, piano piano demolirà quelle piccole pareti che l'hanno difesa per mesi, ma che non possono certo essere una dimora definitiva. Il nostro attaccamento alla scorsa, cioè al nostro piccolo io, è la prima causa della nostra infelicità. Abbiamo bisogno di più spazio, e abbiamo bisogno di Chi ci può fare spazio.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Giugno 2011 09:01 |