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La vittoria di Pisapia e la sconfitta del Pd PDF Stampa E-mail
di Valerio Valentini   
Giovedì 26 Maggio 2011 08:50

Se Giuliano Pisapia, come credo, vincerà il ballottaggio e diverrà sindaco di Milano, non avrà sconfitto solo la Moratti; avrà dato, in realtà, anche una magistrale lezione alla sinistra, e al Pd in particolare, su come condurre una campagna elettorale e su come sconfiggere Berlusconi. Il che, tra l’altro, sarebbe anche una sveglia di quelle belle sonore, visto che il centro-sinistra, salvo rari momenti di miracolosa lucidità, sonnecchia da quasi vent’anni in un torpore profondo.

 

La storiella che Berlusconi sia invincibile è infatti una falsità pazzesca, che i suoi avversari rispolverano di tanto in tanto per giustificare la loro sonnolenza e per rendere meno disastrose, agli occhi dell’elettorato, le continue sconfitte e le pessime figuracce rimediate in Parlamento, come quella del 14 dicembre scorso. E lo hanno dimostrato queste ultime elezioni: il fatto che Pisapia, proprio a Milano, roccaforte storica del centro-destra, abbia battuto al primo turno Letizia Moratti, è già un risultato importantissimo. Ma non “straordinario” o “eccezionale”, come lo hanno subito definito alcuni esponenti del Pd. È un risultato, direi, “logico”, figlio di un’amministrazione penosa da parte della Moratti in questi ultimi anni e di un’intelligente campagna elettorale da parte di Pisapia.

 

Eppure, proprio quelle parole scelte per commentare l’esito delle votazioni, “straordinario” ed “eccezionale”, la dicono lunga sulla fiducia che il Pd riponeva nelle proprie possibilità di vittoria.

Se Berlusconi, in questi ultimi anni, ha spadroneggiato in lungo e in largo, è certamente dovuto al suo regime monopolizzante su quasi tutti gli organi di informazione (internet a parte): e l’indegna sfilata di interviste su 5 telegiornali nazionali di qualche sera fa ne è la dimostrazione più lampante. Ma non è questo l’unico motivo dei successi del nostro attuale premier: ha influito, e in maniera determinante, l’inettitudine e la complicità dei partiti d’opposizione. Mi riferisco al fatto che la sinistra ha sempre accettato di combattere le battaglie che stabiliva Berlusconi, s’è sempre abbassata ad utilizzare il suo stesso linguaggio, volgare e squallido, a trattare i suoi stessi immondi argomenti e, talvolta, con gli stessi metodi, violenti e tendenti all’omologazione più totale. E questo la sinistra lo ha fatto – e continua a farlo – sia stando all’opposizione, sia quando era al governo. Eccezion fatta, forse, per il primo governo Prodi e per il periodo di transizione di Franceschini, da D’Alema a Fassino, da Veltroni a Rutelli, fino ad arrivare a Bersani, il centro-sinistra, in questi anni, ha sempre giocato in trasferta, e nel farlo ha tentato di utilizzare gli stessi strumenti di Berlusconi, commettendo un errore gravissimo. Berlusconi, infatti, quegli strumenti li conosceva meglio di chiunque altro, anche perché li possedeva direttamente, in molti casi, e li ha utilizzati in maniera efficiente. Soprattutto – e qui torniamo al punto principale – gli strumenti della comunicazione: la sinistra ha infatti abbandonato le piazze e non ha ricercato altri canali innovativi che potessero aggirare il tubo catodico, come internet. Ha assecondato i desideri di Berlusconi combattendo le battaglie attraverso la televisione e i giornali, ha rincorso “il Cavliere” trasformando se stessa e i propri ideali in show, riducendo tutto a spettacolo mediatico. E in questo modo non ha potuto che perdere. Anzi, peggio, non può che continuare a perdere.

Tanto più che gli Italiani – popolo notoriamente pigro, quando si tratta di ribellarsi – e soprattutto i più giovani, si stanno dimostrando abbastanza svegli nel captare nuovi stimoli, nel cercare nuove strade e nuove vie di comunicazione. Nuovi modi di informarsi e di organizzarsi. La prova più eclatante è, in questo senso, quella del moVimento 5 stelle, nato e diffusosi esclusivamente su internet. Checché se ne pensi di Grillo e di quelli che vengono sbeffeggiati come “grillini”, è indubbio che il M5S ha ottenuto ottimi risultati alle elezioni senza comparire nei talk-show televisivi, senza l’appoggio di nessun giornale e, soprattutto, senza utilizzare un euro di finanziamenti pubblici per allestire campagne elettorali avveniristiche e milionarie.

Ora, per Pisapia il discorso è diverso, ovviamente. Lui appartiene ad uno dei maggiori partiti italiani, ne sfrutta le risorse – economiche e non – e ne condivide molte idee forse scadute. Ma quel che è certo, è che del suo partito non ha utilizzato i metodi comunicativi, né l’atteggiamento nei confronti dell’avversario. Pisapia ha saputo evadere dai confini del berlusconismo e del leghismo: quelli degli strepiti e delle offese, della violenza e delle barzellette, dei sondaggi gonfiati e delle promesse assurde. Non ha risposto alle provocazioni, che sono state, e sono tuttora, l’arma più micidiale di questo centrodestra: dacché, quando latitano le idee concrete, si ricorre alla confusione, la si butta in caciara. E mentre Berlusconi e Lassini facevano scempio della nostra democrazia e della loro intelligenza appendendo i manifesti con scritto “Fuori le BR dalle procure”, e mentre la Santanché e La Russa bisticciavano per stabilire se il gesto di Lassini andasse approvato o condannato, e mentre i giornali di regime andavano a rimuginare nel passato degli anni di piombo, inventando storie campate per aria, e mentre – va detto – una parte della sinistra cedeva a quelle provocazioni e tanto per cambiare si lasciava risucchiare nel vortice della politica strillata e degli slogan vuoti e falsi, Pisapia continuava nella sua campagna elettorale, condotta più che altro sul territorio. Poche dichiarazioni, poche uscite infelici, nessun insulto. E così facendo, ha costretto Berlusconi e le sue marionette a parlare e ad occuparsi di politica, cosa che per loro è alquanto difficile, non essendone capaci e non essendo, soprattutto, abituati a farlo. Questa situazione ha costretto Letizia Moratti a mostrarsi in tutta la sua pietosa ridicolezza, a perdere quell’odioso savoir faire da nobildonna inglese e a fornire uno spettacolo indegno di se stessa, accusando Pisapia per reati mai commessi durante uno show televisivo e, per giunta, all’ultimo secondo, in modo tale da impedire qualsiasi replica.

In questo modo i Milanesi, e gli Italiani tutti, hanno avuto modo di constatare le differenze tra un candidato e l’altro, tra un programma e l’altro, tra gli strilloni e i politici, tra gli slogan e le proposte. E hanno scelto. E guardando la condotta indecorosa che Pdl e Lega stanno mantenendo – con Bossi che fa le pernacchie, Calderoli che minaccia la dittatura dell’Islam a Milano, Berlusconi il ritorno di falce e martello e purghe staliniane, e Borghezio addirittura l’approvazione di Al Qaeda se dovesse vincere Pisapia – mi viene da supporre che il successo del candidato di centro-sinistra al ballottaggio sarà ancora più schiacciante e clamoroso rispetto a quello del primo turno. Ma non sono un indovino, quindi aspettiamo.

In ogni caso, Pisapia ha dimostrato al Pd che un’altra politica è possibile, e che il grande consenso degli Italiani per Berlusconi è una panzana pazzesca, a cui solo Bersani e D’Alema continuano a credere. Perché anche questo fa parte del metodo, suicida, che la sinistra ha scelto per affrontare Berlusconi: prendere le sue bugie come verità, e così vivere nella realtà immaginaria costruita dal “piazzista di Arcore”. Forse è arrivato il momento di svegliarsi, per il Pd, se vuole davvero dimostrare che i politici e i partiti non sono tutti uguali.

Anche se, personalmente, non ci credo molto in un risveglio della sinistra. Ritengo, piuttosto, che Pisapia sia una luminosa quanto rara eccezione in mezzo ad una baraonda di persone oneste ma incapaci, nei casi più fortunati. E in molti altri casi, neppure oneste. Del resto, qualche mese fa, prima delle primarie per stabilire il candidato sindaco della sinistra, Bersani scaricava Pisapia e appoggiava Boeri: “è l’uomo giusto per Milano, una città che ha bisogno di un progetto”. Vero. Milano, e l’Italia, hanno bisogno di un progetto. Ma non hanno bisogno del Pd. Non di questo, almeno.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Maggio 2011 08:52
 

Commenti 

 
#1 erroreFedel

2011-05-27 16:37

Mi spiace rilevare un errore più che grossolano in questo articolo: Pisapia non è affatto del PD. Dopo essere stato deputato indipendente per Rifondazione Comunista, ora è membro di Sinistra Ecologia Libertà. Quando si scrive di qualcuno, sarebbe meglio informarsi