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| Non basta |
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| di Giusi Pitari |
| Mercoledì 25 Maggio 2011 08:42 |
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«Come si può spiegare cosa significhi perdere una città? ». Lo diceva Annalucia, il 14 febbraio 2010, quando entrammo per la prima volta in città dopo il sisma del 6 aprile.
Non si può spiegare. Il dilagare delle emozioni, spesso contrastanti. La rabbia, l’impotenza, i ricordi. Come si può spiegare la necessità di varcare i confini messi tra noi e lei? Come si può. Restare senza città. Affidarsi ai ricordi per rivedere le strade, i vicoli, la tua casa. Come si può.
Non si può. Scagli la prima pietra chi mai si è intrufolato nei meandri della propria vita desiderando di toccarla, ancora una volta. Per questo resto estasiata quando leggo di birre bevute al buio di Piazza San Pietro, di giorni passati in casa di nascosto, di vicoli ripercorsi, di portoni aperti, di corse e passeggiate. E ogni volta che vado in centro al di là delle transenne vedo qualcuno, forse si tratta di un miraggio. E’ pericoloso, non si può andare!! E poi, terminata la “messa in sicurezza” della città, quella resta ancora blindata. Devi sperare che ti chiami qualche giornalista per vederla senza rischiare di essere beccato in flagrante! E li vedi i puntellamenti, troppo spesso inutili. Quando meno te lo aspetti, ti arriva una notifica dalla Polizia Giudiziaria: sei indagato per aver violato la zona rossa. Quando? ti chiedi. Dove? E la beffa è che le transenne quel giorno erano aperte e senza segnaletica. E allora cominci a pensare: quante altre ne arriveranno di notifiche e a chi? Quanto spreco di tempo e di soldi per un diritto negato? Un’ordinanza non osservata e altre mille imposte, senza consultarci. Ordinanze che ti dicono persino che puoi ospitare qualcuno a C.A.S.A.. Ordinanze raffazzonate che vengono abolite in 48 ore: quella che doveva “risolvere” il problema delle macerie. Zona rossa? Zona della vergogna!! Di chi senza un minimo di idea progettuale sta facendo marcire persino le macerie. Sì, quelle delle carriole. Sono ancora lì, dentro e fuori le case, le piazze, le chiese, i palazzi. Ed ora anche i puntellamenti, di cui nulla sappiamo: se erano necessari, quanto sono costati, chi ci ha guadagnato e perché la città è ancora chiusa. E la vuoi riaprire…. E ti indigni, ma non basta.
(da Trentotto secondi, di Giusi Pitari) Se non visualizzi i filmati scarica il Flash Player. |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Giugno 2011 16:21 |