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| Come mangiamo |
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| di Alessia Donati |
| Venerdì 20 Maggio 2011 09:14 |
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il nostro modo di mangiare è strettamente legato a ciò che siamo o vorremmo essere". (Leon Rappoport)
Alimentarsi: un atto che si compie più volte nell'arco della giornata, spesso routinario, scontato, compiuto distrattamente, in concomitanza con altre azioni, di fronte ad un giornale aperto o ad una televisione accesa. Siamo quello che mangiamo? Il cibo che abbiamo nel piatto, secondo Leon Rappoport, non identifica soltanto la nostra appartenenza a un popolo, il nostro status sociale e la nostra identità culturale, ma si intreccia indissolubilmente alla personalità di ciascuno di noi. Quale è il significato del cibo? L’alimentazione è innanzitutto un bisogno primario per la vita, infatti se non ci nutriamo non viviamo. Vorrei riflettere con voi sulla differenza tra i termini Alimentazione e Nutrizione. Esiste un solo modo di nutrirsi (metabolismo e assorbimento dei principi nutritivi per il funzionamento dell’organismo) ma molti di alimentarsi (modo in cui introduciamo nel corpo gli alimenti). Le valenze psicologiche legate all’alimentazione sono diverse: il cibo ha un valore simbolico sia per quanto riguarda gli aspetti culturali, sia per gli aspetti relazionali e intrapsichici associati ad esso. Il Valore culturale dell’alimentazione, il cibo rappresenta nella storia delle culture uno dei momenti centrali della ritualità collettiva (nella Bibbia il ruolo della mela come mezzo di conoscenza del bene e del male p.e.). Le colazioni di lavoro, le festività religiose, i party, le feste sono momenti particolari che permettono interazioni affettive e di comunicazione che travalicano la semplice attività del pasto. Le abitudini alimentari nascono in famiglia, in fasi molto precoci come l’allattamento e lo svezzamento; solo verso i 3-4 anni i bambini incontrano, con la scuola, nuovi modelli alimentari. Spesso si “scontrano” i due mondi, sia per gusto che per modi di preparazione e spesso le famiglie contrastano l’educazione alimentare scolastica e i comportamenti del bambino ne risentono: confusione, inappetenza, capricci, ipernutrizione, ecc.. La seconda grande rivoluzione alimentare avverrà nell’adolescenza, quando il desiderio di autonomia e identità si esprimerà anche seguendo scelte alimentari fuori casa e più simili a quelle dei gruppi dei coetanei che della famiglia. E’ importante non disgiungere la conoscenza cognitiva dal piacere di gustare i cibi, e rimettere l’alimento al suo posto di “Mezzo” per la vita e non “Causa” di essa, riposizionandolo nel dovuto posto delle relazioni affettive e sociali. Ed allora inevitabile parlare dei Valori psicologici dell’alimentazione; attraverso il nutrirsi e l’alimentarsi si sviluppano le basi psicologiche dell’identità e della personalità, infatti la soddisfazione del bisogno permette la crescita e l’inizio della scambio con l’ambiente esterno. Introdurre nel corpo il cibo è la primissima esperienza di differenziazione che il bambino compie, infatti mette dentro un qualcosa che è distinto da lui e che proviene da un esterno; inizia la differenziazione tra un dentro e un fuori, tra un Sé e qualcos’altro….. Si comprende bene che l’alimentazione assume fin dai primissimi istanti di vita un’importanza notevole per quanto riguarda lo sviluppo oltre che fisico, anche psicologico e sociale della persona. Il cibo è il veicolo della relazione tra madre e figlio, assume carattere di piacere per il soddisfacimento dei bisogni primitivi della fame e del prendersi cura, permette lo scambio nella soddisfazione del bisogno relazionale, e, per questo motivo può diventare il mezzo attraverso cui “giocare” i momenti conflittuali e l’oppositività nei confronti del genitore. E crescendo? Il cibo avrà sempre una valenza di interscambio affettivo con l’ambiente circostante, perché “mettiamo dentro” qualcosa di esterno a noi. Quindi pensare al cibo come “mezzo” e seguire un regime alimentare corretto significa anche vivere in modo migliore alcuni aspetti della vita: infatti il cibo riunisce la famiglia, rinsalda i legami ed il dialogo e crea occasioni per incontrarsi e fare festa.
Letture consigliate • Fata A., (2005) Il cibo come fonte di essere e ben-essere, Armando Editore, Roma
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Maggio 2011 09:20 |