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| Quelle comode cospirazioni ( parte 1) |
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| di Alessandro Rico |
| Venerdì 13 Maggio 2011 10:33 |
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Negli ultimi giorni i complottisti si sono scatenati: le perplessità e le insinuazioni sul blitz che ha portato all’uccisione di Bin Laden, hanno dato nuova linfa pure alle teorie cospirazioniste sull’11 settembre, veicolate in Italia da un autentico maestro di quest’arte magica, il giornalista prestigiatore Giulietto Chiesa – attenzione anche a Umberto Eco: il suo ultimo romanzo gioca proprio col tema dell’oligarchia planetaria, confermando la sua abilità nell’intercettare un fumus culturale e nel proporre un prodotto vendibile. Tanto per cominciare, Bin Laden non è morto: altrimenti, perché non mostrarci le foto del corpo? Oppure, se è morto, non l’hanno ucciso gli americani ad Abbottabad, ma è già evaporato da tempo, magari tra le montagne afghane a causa della sua malattia ai reni. Il ragionamento fila, no? Obama è in crisi di consensi: allora decide di architettare questa messinscena per affossare i repubblicani in vista di una riconferma alla Casa Bianca. Buttare un elicottero da 60 milioni di dollari è valso la pena – a proposito: ha avuto un’avaria e i Seals hanno deciso di distruggerlo per evitare che il nemico potesse impadronirsi della sua tecnologia? Oppure un velivolo segreto e ultraequipaggiato è stato abbattuto a colpi di AK47 da uno stuolo di guerriglieri inturbantati? –. In fondo, chi dice che quell’elicottero c’era davvero? I Seals sono partiti in bicicletta e poi sono venuti a riprenderli con la macchina. In questo delirio da internauta cerebroleso, finiscono con lo sfuggire i particolari più significativi. Ad esempio, le dichiarazioni in pieno spirito yankee dell’homo novus Obama, Nobel per la pace: ‹‹La morte di Bin Laden non mi ha tolto il sonno: ha ucciso sul suolo americano e ha meritato quello che ha avuto››. Non è questa la tirata demagogica? E le teorie del complotto non fanno il gioco dei presunti cospiratori? Una specie di complotto sul complotto. Che dire dell’11 settembre? Noi siamo scioccamente convinti che le Torri Gemelle, le cui strutture erano costruite in acciaio, siano crollate a causa del calore sprigionato dagli incendi. Manco per sogno! Sono stati gli americani – Bush? I lobbisti dell’industria bellica? I petrolieri? – ad operare una demolizione controllata. Non basta: nessun aereo si è schiantato sul Pentagono, è stato lanciato un missile (magari c’è di mezzo Kruscev). E quelli sfracellati sulle due Torri erano degli aerei da guerra, non dei Boeing di linea (i passeggeri dei voli dell’American Airlines, infatti, sono stati avvistati in un’isola tropicale a giocare a carte con Elvis, Hitler e Michael Jackson). E il 737 precipitato in Pennsylvania non ha mancato l’obiettivo grazie al coraggio degli ostaggi, che hanno ostacolato i dirottatori; è stato abbattuto dai caccia dell’aviazione militare. Il motivo? George Bush e i repubblicani avevano già diffuso in campagna elettorale il proprio programma imperialista; organizzare quest’ecatombe serviva ad individuare un casus belli. Questi americani vogliono sempre strafare. Nel 1914 bastò l’omicidio dell’erede al trono d’Austria da parte di uno studente panslavista per scatenare un conflitto mondiale, e nel 2001 ci sono volute migliaia di vittime, il crollo della borsa, il terrore in tutto il pianeta e il concorso di CIA, esercito e di uno sceicco miliardario che ha accettato di diventare un superlatitante, per appropriarsi di qualche pozzo petrolifero. Nonostante un decennio di argomentate smentite da parte di otto commissioni d’inchiesta, i cospirazionisti alla Giulietto Chiesa continuano a sostenere queste e altre stravaganze. In fin dei conti, hanno trovato una nicchia di mercato, da bravi commercianti di parole. Sono andato a cercare negli Stati Uniti due esempi clamorosi (insieme agli avvistamenti degli UFO, all’Area 51 e chi più ne ha ne metta) di una tendenza giornalistica che in Italia ha una tradizione molto lunga. Sull’omicidio Moro, ad esempio, pianificato dai vertici della DC assieme alle Brigate Rosse (col concorso esterno del Vaticano) per evitare il compromesso storico col PCI. Al che ti domandi se serviva davvero scomodare mezza criminalità organizzata d’Italia, terroristi rossi e quadri dirigenti persino ecclesiastici per fare qualcosa che avrebbe richiesto un paio di Congressi del partito. Basterebbe fare la barba col rasoio di Occam a queste fantasticherie pelose, per scoprire che le cose più semplici non sono per forza le più stupide: le BR rapiscono Moro per ammonire tutta la classe politica sull’inopportunità dell’accordo DC-PCI, tant’è che piazzano il suo cadavere tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure. Moro punta il dito contro i suoi colleghi di partito, con l’attendibilità di un uomo che sa di essere prossimo ad un’esecuzione e che è prigioniero in un covo di brigatisti. Cossiga sceglie la fermezza e dopo il delitto presenta le dimissioni da Ministro dell’Interno (somatizzando il rimorso). Il PCI si ritira dall’accordo e non concede la fiducia al Governo Andreotti. Fine della storia. Per non parlare della fantomatica “trattativa tra Stato e mafia” – un’espressione a ben vedere vuota: chi è lo Stato? – avallata dai guru della libera stampa come leitmotiv antiberlusconiano. In un clima culturale che mitizza Spatuzza e Ciancimino, ma dà a Bertolaso del puttaniere. Già, perché nell’alveo delle teorie del complotto i valori si rovesciano, niente è come sembra e se una laurea a Di Pietro dovrebbe essere il risultato delle inefficienze del nostro sistema universitario, Silvietto può anche prendersi la libertà di trasformarla in una prova del collegamento tra Mani Pulite e servizi segreti. Resta da chiedersi: perché? Warum? Hier ist kein Warum. Non c’è un perché, almeno non uno solo. Le teorie cospirazioniste sono una tentazione affascinante e vendono bene, in quanto stimolano la fantasia dei lettori e alimentano nelle persone la convinzione di essere vittime di un Ordine infinitamente più grande di loro, invincibile, ineludibile, che diviene un capro espiatorio a cui attribuire la responsabilità di tutti i mali del mondo. Non è colpa nostra e non possiamo farci niente. Adesso va di moda la mafia e qualunque cosa vada storta, la colpa è della mafia. Entia non sunt moltiplicanda, però noi mettiamo la mafia anche dove non c’è, dove imputridiscono storie di ordinaria corruzione, di quotidiano arrivismo, di consueta disonestà. Anche a questo diamo il nome di “mafia”, la mafia fa parte del piano, ce l’aspettiamo. Il male si banalizza, perché ci siamo abituati. Le cose cambiano, invece, se ci accorgiamo che il male sparge i suoi semi e attecchisce nelle nostre opere perverse e nelle nostre coscienze benpensanti. Siamo farisei che pensano basti chiamare Falcone “Giovanni” ed eliminare Berlusconi per risolvere i problemi (o almeno una buona parte). Il lavacro pubblico, la litania di massa ci assolve da tutti i peccati. Chissà che sorpresa quando, uscito di scena Berlusconi, ci accorgeremo che tutto è rimasto uguale. Quel giorno daremo la colpa agli alieni.
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