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| Va in onda la sceneggiata quotidiana |
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| di Valentina Vecchio |
| Giovedì 12 Maggio 2011 09:31 |
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Non è uno showman, ma il Presidente del Consiglio dei Ministri. Non è solo un homo mediaticus, ma un homo sapiens, sapiens sapiens . Davvero un triste e desolante spettacolo; ma meglio non pensarci no? Pensare è spesso sconsigliato di questi tempi. Pensare è uno sforzo, che non lascia dormire la notte. E’ un’attività che riesce a tarlare idee preconfezionate, dogmi e pregiudizi. Pensare è da incoscienti: si vive così bene senza alcun pensiero, allora perché perdersi in speculazioni, farsi venire dubbi e scrupoli? Accettare e non pensare, questo conviene e questo ci viene chiesto. E’ banale, è semplicistico, non lo si complichi. E allora cerchiamo di seguire quanto accade; senza troppi pensieri, brutti pensieri, che ci farebbero venire il sangue amaro. Non pensiamo, così nemmeno ci innervosiamo. Contiamo fino a dieci per non adirarci. Ecco il Premier, come dicono, anche se non è un Primo Ministro, bensì il Presidente del Consiglio che “dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri” (art 95 della Costituzione italiana). E’ elegantemente vestito, ma poco elegantemente inizia a parlare dalla sua postazione privilegiata, che non è uno scranno del parlamento, ché spesso resta vuoto, ma un uditorio di seguaci e sostenitori. Con tono fermo inizia ad aggredire verbalmente le istituzioni del nostro ordinamento. Forte dell’appoggio del suo partito e del suo popolo, senza leggere, declama ed esterna il suo sentire e il suo travaglio interiore per quanto accade nel Paese. E’ una posizione che si può condividere se si cambia il punto di vista e si denuncia quanto la situazione sia grave e seria, per i cittadini. La finzione, propria di un homo mediaticus, tende a edulcorare la pillola che tuttavia stenta ad andare giù per chi pensa e dubita su come stiano davvero le cose. Ma noi non pensiamo. Calma, contiamo:uno.. Per rompere il ghiaccio, niente è meglio di una barzelletta. Siccome il fascino dell’affabulazione rapisce l’uomo da quando è bambino, una storiella è sicuramente gradita. Berlusconi si limita; la sua vis comica gli avrebbe certo permesso di raccontare barzellette da lui stesso inventate, ma ha preferito, con falsa modestia, riferire un aneddoto che altri avevano raccontato; e ci tiene a dare onore al merito. Ah, ah. Continuiamo a contare: due… Il clima rilassato da chiacchiere da bar, non può certo far dimenticare l’oggetto della discussione, anzi, il bersaglio del monologo: la Corte Costituzionale che “Oramai è diventata un organo politico e non è più di garanzia.. abroga tutte le leggi che non piacciono ai Pm: non si può andare avanti così, perché così la sovranità non appartiene più ai cittadini”. Chissà di cosa parla; si riesce a stento a seguire tale passaggio. Infatti, la Consulta “dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge” (art 136 della Costituzione). Non abroga, bensì annulla; ma sono sottigliezze da accademici. Pare anche strano che il Presidente del Consiglio, che non è sovrano assoluto, consideri la legge come mera sanzione e non veda il diritto nel suo insieme, come strumento necessario alla società per dare un ordine alla sua organizzazione. Davvero insolito sentir dire con tono autoritario: «Se un magistrato vìola la legge, dovrebbe, come tutti gli altri cittadini italiani, pagare i danni». Contiamo ancora: siamo a tre. Ovviamente, un bravo leader, non può dimenticarsi dei suoi avversari politici, anche se sono figure grigie e sbiadite, non certo paragonabili alla sua figura a tinte fosche. Così descrive mirabilmente la minoranza parlamentare ce si dovrebbe opporre e contrapporre nella dialettica politica: "Nell'identità della sinistra si trova solo odio, disfattismo e pessimismo. Loro hanno portato nella politica un clima da guerra civile". Avrebbe potuto anche attingere da epiteti passati: coglioni, mentalmente disturbati, cancerogeni, ma forse parole così soavi, spettano al corpo elettorale o ai giudici. E contiamo ancora: quattro… Dato che prevenire è meglio che curare, occorre trovare un modo per individuare gli oppositori. Un modo che sia nuovo, fresco, veloce. Il nostro Silvio, naturalmente, lo ha subito trovato: si basa sull’igiene personale. Se questa mattina e le altre della vostra vita passata vi siete lavati, vale anche un bagnetto quando eravate bambini, sappiate che siete dalla parte giusta, se invece fuggite l’acqua come i gatti, siete ‘felinamente’ oppositori, anzi, nemici giurati del regime, del potere.. Meglio contare e non pensare: cinque! Per dare qualche interessante suggerimento e spunto di riflessione, per chi ancora sostiene che ci siano i rifiuti a Napoli e le macerie all’Aquila (ah, i difetti di vista, che brutta cosa riuscire a vedere quello che è sotto gli occhi di tutti; all’evidenza è sempre meglio la reticenza), l’alacre Berlusconi ha predisposto al riguardo: “Ora che ci sono le elezioni i pm di Napoli hanno chiuso le discariche... si potrebbero portare i rifiuti da loro in procura".D’altro canto è più che comprensibile. I pm sono rossi, i rossi non si lavano, i pm non si lavano, quindi nei luoghi dove lavorano c’è del fetore, come in una discarica, e nelle discariche vanno i rifiuti. Seguito il ragionamento? Certo, si era già pensato di usare i siti archeologici come discarica; se si spostano i rifiuti nelle procure, che si farà negli scavi? Mah! Contiamo: sei. Mentre il pensiero corre e discorre, il Presidente del Consiglio precisa: “Qualcuno ha fatto pubblicità al fatto che mi sono addormentato... è vero, ho preso un antidolorifico e voi sapete..con i discorsi che vengono fatti in Parlamento... Comunque voi ricordatevi sempre: il capo non dorme mai,riflette". E se non riflettesse chissà quali esiti ci sarebbero! Non pensiamoci, contiamo ancora: sette… Ora è il momento di coinvolgere un po’ la platea. Si mettano tutti le mani in tasca, per scoprire se si è stati derubati, se la pericolosa polizia tributaria ha colpito. Per fortuna è tutto al suo posto; e questo perché c’è un magnifico, il magnifico Silvio che ha levato i tributi, come l’Ici, e se si levano i tributi la polizia tributaria non ha più potere. Ottima strategia. Contiamo, contiamo: sette e otto..! Dato che si ha la pretesa di essere il Governo dei fatti e non delle parole, e si è parlato a sufficienza, si dia spazio ai veri protagonisti, ai sovrani dello stato, per sapere come reputano l’operato del governo. "Adesso devo vedere se siamo sintonizzati sulle stesse vibrazioni positive. Rispondete a queste semplici domande: volete ricominciare a pagare l'Ici sulla prima casa?” e si ode un coro di "Nooo..." ; "Signora, lei perché non risponde, vuole che torni l'Ici? Volete lo stato di polizia tributaria che vuole la sinistra?” e si ode un altro “Nooo....”; “Volete che torni al governo la sinistra per mettere le mani nelle vostre tasche?”, e un rassicurante “Nooo..” segue la domanda; “Bene, i miei complimenti, non siete di sinistra… Alzi la mano chi parla al telefono senza paura..Ah.. avete tutti l'amante eh? Siamo un popolo di birichini!". Contiamo, nove… Dopo tale question time, vengono in mente delle parole: “Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire”; sono state scritte da Mussolini nel Preludio al Machiavelli. A che numero eravamo arrivati? Non riesco a contare più; la misura è stata oltrepassata.
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