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| Il degrado della politica |
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| di Fabiana Aloisi |
| Martedì 10 Maggio 2011 09:12 |
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Melchiorre allo Sviluppo economico, Antonio Gentile e Bruno Cesario all'Economia, Riccardo Villari ai Beni Culturali, Giampiero Catone all'Ambiente, Aurelio Misiti alle Infrastrutture e, dulcis in fundo, Calearo diventa consigliere del premier. Masssimo Calearo che dopo essere stato eletto alla Camera nel Pd e una breve parentesi all'Api di Rutelli si schiera con i sostenitori del premier.
Il trasformismo in politica non è certo una novità, tuttavia ci si chiede se sia giusto che posti da sottosegretario e nomine di ogni genere vengano offerte come ricompensa non al merito (o almeno non in prima istanza), ma all'essere passati da uno schieramento politico ad un altro, sapendo così di essere divenuti l'ago della bilancia nelle votazioni parlamentari e permettendo ad una maggioranza sempre più debole, di restare in sella. Nella nostra politica non esistono più ideali a cui obbedire, ideologie a cui aggrapparsi e se questo può sembrare addirittura troppo pretenzioso, non è neanche il servire e il migliorare questo Paese il motivo per cui lavora la classe politica italiana, sempre più lontana e sorda ai reali problemi della gente comune e incapace nel risolverli. Ho l'impressione che sia l'incompetenza la caratteristica più largamente diffusa in questi politici che sempre più spesso si abbandonano a gaffes imperdonabili: il sottosegretario Santanchè che in una trasmissione televisiva si rivolge al giornalista Zucconi, dicendo che questi si trova a New York, affermazione puntualmente smentita dall'evidenza perché sullo sfondo é chiaramente visibile la Casa Bianca, che è situata a Washington non certamente a New York. Il ministro della Difesa La Russa che si rivolge ad uno dei suoi collaboratori chiedendo: ”chi è Lukasenko?”. E pensare che un tempo gaffes di questo tipo potevano rovinare vere e proprie carriere politiche e far perdere credibilità a illustri candidati in campagna elettorale. Basti pensare che nel 1976 l'allora presidente americano, il repubblicano Gerald Ford, nel corso di un dibattito con lo sfidante democratico Jimmy Carter, pronunciò una frase avventata: ”Non c'è alcun dominio sovietico nell'Europa dell'Est e non ci sarà mai sotto un'amministrazione Ford”, nonostante i tentativi del moderatore di dare a Ford la possibilità di chiarire la sua posizione, questi non fece retromarcia e Carter, precedentemente in svantaggio, recuperò rapidamente consensi e vinse le elezioni. Episodi di questo genere sono la chiara manifestazione dell'inadeguatezza del politico a svolgere il proprio compito, della sua inettitudine, con la conseguente perdita di fiducia nella sua persona. Tuttavia mentre nel resto del mondo, fatti simili, laddove non provocano dimissioni o perdita di elezioni perché giudicati non abbastanza gravi, ottengono una enorme risonanza, in Italia per lo più passano sotto silenzio, come se fosse nella norma avere una classe politica non preparata e soprattutto non attenta a quello che dice. I politici, che gli italiani stessi hanno scelto, sembrano non essere turbati da gaffes di ogni genere, eccessi di comportamento o scandali (di cui l'ultimo è il caso Ruby che vede coinvolto proprio il Presidente del Consiglio, che invece di difendersi nelle sedi competenti, continua imperterrito ad attaccare i magistrati, inasprendo il conflitto istituzionale) come se il loro posto non dipendesse dal voto popolare, ma da una mitica investitura divina. Tuttavia è proprio grazie a coloro che li votano che possono sedere sulle poltrone che occupano, e i nostri ministri farebbero meglio a ricordare l'etimologia latina del loro titolo: ministrum, che significa servo. Dunque non sovrani assoluti che possono fare a meno del giudizio altrui e dai poteri sconfinati, ma servi dello Stato e di coloro che li hanno scelti per ricoprire determinate cariche. L'elezione deve essere una ricompensa al merito e non abbassata ad una semplice moneta di scambio, ceduta in cambio di favori di qualunque genere. E pensare che siamo figli di una politica differente, dove il senso dello Stato e dell'onestà erano elementi da cui non si poteva prescindere. Si pensi ad Alcide De Gasperi, ad Aldo Moro e anche ad Enrico Berlinguer, esempi di una politica trasparente al servizio del proprio paese e pronta a renderlo migliore. Occorre infine riportare alla mente un discorso fatto da un politico alla sua gente, in cui pronuncia queste parole:”[...] un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. […] Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla”. Era Pericle che si rivolgeva agli ateniesi nel 461 a.C. |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Maggio 2011 09:23 |