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Il carsismo nell'area aquilana (parte 2_Le Doline di Ocre) PDF Stampa E-mail
di Francesco Bignotti   
Mercoledì 04 Maggio 2011 18:04

doline OcreCamminare nella conca aquilana permette di osservare diverse forme naturali condensate in poco spazio. Queste forme che riusciamo ad ammirare anche da vicino, sono il frutto di millenni di azione degli agenti atmosferici e delle modifiche accorse con il ritirarsi del fiume Aterno nelle dimensioni che oggi conosciamo. Pensare che prima c’era un grande fiume, forse un lago!

I fenomeni carsici qui sono molto sviluppati e si spingono veramente oltre l’immaginario collettivo! Ne siamo testimoni ogni giorno della loro presenza, ma la maggior parte della popolazione lo ignora…

 

Tra le forme di carsismo superficiale (epigeo) più diffuse nell’ aquilano troviamo le doline, dette anche sinkholes (buchi affondati).

La parola deriva dallo sloveno con il significato di valle, infatti al posto di dolina si può usare anche il sinonimo di valle carsica.

Si tratta di depressioni ad imbuto, talvolta a forma di calice o di scodella, a pianta circolare o allungata; se provviste di un inghiottitoio, nel fondo, possono svolgere la funzione di raccolta dell’acqua piovana con successivo sversamento nelle cavità sotterranee.

Le dimensioni possono essere davvero varie: il diametro può variare dal metro fino ad arrivare a 500-600 metri!

Nelle doline capita di essere testimoni di eventi sensazionali, come assistere a differenze di 30 gradi tra il fondo ed il bordo o aumenti della temperatura superiori ai 20 gradi nel giro di mezz'ora.

Come tutti i fenomeni carsici, anche la formazione di una dolina è dovuta alla dissoluzione della roccia carbonatica, fenomeno che in questi casi si può acuire in quanto spesso, ai bordi della cavità vi è l’argilla, un terreno impermeabile (coefficiente di permeabilità K=10-9 m/s) che rallentando l’infiltrazione di acqua nel sottosuolo favorisce l’erosione sui fianchi della depressione.

A circa 10 km di distanza da L’Aquila, verso i comuni di Ocre e Fossa, troviamo una zona in cui ci sono 5 grandi doline con diametro tra i 100 e i 700 metri di cui due presentano una forma circolare molto regolare. Nella toponomastica locale vengono chiamate “fosse” e nell’immaginario leggendario e popolare si pensa siano dei residui di crateri vulcanici… da nord a sud abbiamo la Fossa di Monticchio, la Fossa Ragonesca, la Fossa del Castellano, la Fossa di Fossa e i Prati del Lago.

 

DOLINE

DIAMETRO MAX

DIAMETRO MIN

PROFONDITA’ MAX

Fossa di Monticchio

400 m

320 m

142 m

Fossa Ragonesca

560 m

460 m

115 m

Fossa del Castellano

568 m

280 m

50 m

Fossa di Fossa

360 m

---

40 m

Prati del Lago

700 m

500 m

250 m

 

Questo complesso naturale, definito con il toponimo di Doline di Ocre sono uno dei  SIC (Siti di Interesse Comunitario) della regione Abruzzo: si tratta di siti di particolare importanza naturale a livello europeo ed è uno dei geositi più importanti nella regione verde d’Europa!

Altre doline di questo genere le troviamo presso il comune di Barisciano, un piccolo comune posto circa 20 km a nord-est  dal capoluogo abruzzese.

La grandezza di una dolina può essere collegata al fatto che due doline piccole si uniscano, formandone una più grande: questo accade quando il volume di terreno che divide le due cavità si erode a tal punto da scomparire: si vengono a formare delle conche composte dette uvala (dallo slavo).

Quando molte doline si congiungono a formarne una sola grande e difforme abbiamo i polje, un ampio bacino carsico (anche altipiani) con il fondo pianeggiante nel quale può esserci qualche emergenza rocciosa isolata non erosa e che può ospitare anche laghi permanenti o temporanei.

Per chiudere una particolarità di questi ambienti: essi hanno grandi potenzialità in termini di picchi di freddo. In seguito ad un progetto di ricerca, in  2 anni di rilevazioni scientifiche e studi preliminari, nonostante inverni del tutto normali se non addirittura miti, nelle valli carsiche si sono avuti picchi di freddo estremi.

Lo scorso 9 gennaio nella Busa di Manna, a 2.550 metri sull'altopiano delle Pale di San Martino, si è registrato il picco di -43,8 gradi, è  il  record italiano di freddo!. Per scendere a -40 devono realizzarsi condizioni particolari di cielo sereno, bassa umidità e assenza di vento.

Gli studi proseguono monitorando 47 siti in Italia con termometri speciali in grado di resistere a -87 gradi, che ogni 15 minuti rilevano la temperatura allo scopo di conoscere il fenomeno dell’inversione termica (temperatura minore nelle valli rispetto alle sommità dei monti) che può essere utile nell’affrontare il problema dell’inquinamento nelle vallate nei mesi invernali.



Categorie: l'aquila  
Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Settembre 2011 23:24
 

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