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La dolce stanchezza dei vinti PDF Stampa E-mail
di Valerio Valentini   
Venerdì 15 Aprile 2011 08:44

Esattamente tre mesi fa, gli operai di Mirafiori erano costretti ad avallare, con un referendum illegale e sotto la minaccia del licenziamento, la propria umiliazione ad opera di un rispettabile signore che guadagna 1000 volte quello che un lavoratore della catena di montaggio porta a casa. E tutto questo, con l’assenso tacito e criminale di governo, opposizioni e sindacati – FIOM a parte. Ciò dovrebbe far riflettere, soprattutto noi più giovani: perché in queste piccole violenze esercitate ai danni della democrazia e della giustizia sociale, si coglie il seme di un regresso generazionale a cui siamo destinati.

Questi pochi versi, per quel che possano valere, sono dedicati ai fratelli tute blu.

 

 

Guardali.

Si portano addosso la dolce stanchezza dei vinti

il fetore di qualsiasi futuro

marcito è la loro condanna

che gli ha detto che è così che va il mondo:

o si vince o si perde

ma è il padrone che sceglie per primo.

Nella rabbia dell’abitudine

di stare tra quelli sbagliati

a schiumare sudore e minuti di vita

sanno ancora resistere. Ancora.

Conoscono il peso del loro destino

e non possono arrendersi,

è l’ultima presunzione che hanno di essere eroi.

Vivere, per loro, è solo così.

Come le bestie che abbassano il capo

davanti al giogo e al bastone

e a volte si fermano e scalciano all’aria.

 

Ma non è la fatica che gli spezza i ginocchi,

è l’orrore di quello

che appaiono ai loro figli la sera

è il dolore d’una dignità logora

è la desolazione di saper insegnare

soltanto a soffrire.

 

 

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