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| Emergenze benedette |
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| di Redazione |
| Martedì 05 Aprile 2011 08:34 |
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Strano, perché il 18 agosto del 2009, quando Ben Alì era ancora un modello encomiabile di statista lungimirante e amante del suo popolo, c’era qualcuno che, in diretta Tv in Tunisia, sosteneva: “Bisogna dire che gli Italiani sono stati un popolo di emigranti. Ciò ci impone il dovere di guardare alle persone che vogliono venire in Italia con una totale apertura di cuore e di donare loro la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità. E questa è la politica del mio governo”.
Ma se andiamo a vedere chi ha pronunciato la prima frase, e chi invece ha detto la seconda, tutto si spiega. A parlare di “tsunami umano”, infatti, è stato il nostro premier, Silvio Berlusconi; a dare lezioni di carità umanitaria e di filantropia, invece, pure. Sempre lui. Forse la battuta di Umberto Eco, qualche settimana fa al Palasharp di Milano, non era poi tanto una battuta: quest’uomo è davvero uno schizofrenico, va curato. Se c’è qualche bravo psichiatra, si faccia avanti. O forse, più verosimilmente, le emergenze, a volte, servono. E così anche quella degli immigrati, se usata a dovere, può tornare utile. A Berlusconi, che cerca di sfruttarla come pillola di distrazione di massa, per poter calamitare l’attenzione della gente su Lampedusa e poter far passare come una notizia di secondo piano – non fosse stato per lo show indegno di La Russa & Co. – l’improvviso blitz alla Camera per l’approvazione del suo agognato “processo breve”, che per garantire la sua prescrizione anticipata nel processo Mills, rischia di far saltare oltre 200 mila processi, in cui, ad essere imputati, sono rapinatori, spacciatori, stupratori e consimili. E per fortuna che poi si incensa questo governo come il “governo della sicurezza”. E qui veniamo al secondo punto, infatti. La sicurezza. Quale migliore slogan da poter rispolverare per fare fronte comune e ridare slancio al Governo? Anche in questo senso “l’emergenza-immigrati” può tornare utile. Soprattutto, si capisce, alla Lega, la quale è tutto sommato lieta di vedersi arrivare così tanti clandestini, o presunti tali, per poter tornare a strillare quelle idiozie xenofobe e razziste ed infiammare gli animi dei suoi elettori. Sapete quegli strepiti tipo – che ne so? – “Fuori dalle palle?”. Ecco, una cosa del genere. Non faccio l’indovino, ma temo che dovremo aspettarci, nei prossimi mesi, titoloni in prima pagina e servizi d’apertura nei Tg che denunciano i reati crescenti causati dai clandestini, interviste a povere ragazze che non sono più libere di uscire la sera perché vengono avvicinate da persone losche – tipicamente di colore e sicuramente Tunisini – e proposte di nuove ronde per ripulire le strade e assicurare la tranquillità cittadina. Ma al di là degli slogan mediatici triti e ritriti, credo che davvero, se non si prendono provvedimenti efficaci ed immediati, si rischiano tensioni e disordini civili, e proprio in questo senso devono muoversi le autorità competenti, nonché quei partiti che dicono di essere al fianco del popolo e dei più deboli. È inammissibile ammassare come bestie per giorni e giorni migliaia di immigrati, sopravvissuti ad un viaggio disperato, poi spedirli in centri di accoglienza ingestibili e incontrollabili, farli scappare e abbandonarli a se stessi. Oltre che atroce – come ha già denunciato Amnesty International, che ha parlato di “crisi umanitaria che poteva e doveva essere evitata” – è anche stupido agire in questo modo: perché lasciando gli immigrati allo sbando, essi cercheranno o di scappare in altri Paesi, e si innescheranno, così, tensioni diplomatiche internazionali, oppure tenderanno a fare gruppo tra loro, creandosi delle proprie comunità e riproponendo le loro leggi e le loro abitudini. Il che, inevitabilmente, li porterà a scontrarsi con gli abitanti italiani. Rosarno o Castel Volturno dovrebbero esserci bastati, come esempi. Si deve invece distribuire gli immigrati in maniera omogenea su tutto il suolo nazionale, diluirli in proporzione al numero di residenti autoctoni delle varie città e favorire così l’integrazione. E non venitemi a dire che questa è fantascienza, o utopia, visto che in Germania e nei paesi scandivani sono anni che ciò accade. E basta, per favore, anche con la storia del veto delle regioni: fino a prova contraria, mi sembra che quando si è dovuto procedere in via straordinaria, non si è tenuto conto del parere di nessuno. Si è agito e basta. Ricordate “il governo del fare”? Non capisco perché se Bertolaso & Co. devono organizzare la visita del Papa ad Assisi o i mondiali di nuoto a Roma, questi vengono rubricati tra i “grandi eventi” e si può agire in deroga ad ogni norma. Se invece bisogna risolvere una crisi umanitaria, è indispensabile valutare attentamente la situazione ed ottenere il parere favorevole di tutti. Certo, poi c’è da dire che non è tutta e sola colpa dell’Italia. L’Europa perdura nella sua eterna sonnolenza, e i Paesi più direttamente coinvolti, come la Francia – vera meta della stragrande maggioranza dei Tunisini sbarcati a Lampedusa – continua a mostrare i muscoli e a chiudere porte e cancelli a tutti. Ma è pur vero che dall’Europa e dagli altri Paesi, l’Italia avrà grosse difficoltà a farsi accreditare e rispettare, se continua a dar l’immagine che da, con un Parlamento che sembra uno stadio di calcio durante il derby, con i ministri che mandano a fare in culo il presidente della Camera, altri ministri che pensano di risolvere tutto mandano i clandestini fuori dalle palle e un primo ministro che, andato a Lampedusa “a risolvere la situazione”, annuncia i soliti miracoli delle quarantotto ore, annuncia la candidatura di un’isola al Nobel per la Pace e fa annunci immobiliari. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Settembre 2011 21:45 |