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| Miope burocrazia (scampoli d’omelia nella IV domenica di Quaresima) |
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| di Luigi Maria Epicoco |
| Lunedì 04 Aprile 2011 09:18 |
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Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. La lunga e tortuosa vicenda del cieco nato, che leggiamo oggi nel vangelo è il tipico esempio di indigestione da burocrazia. La vicenda è molto semplice: Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e lo guarisce. Quell’uomo, che non sà nemmeno cosa sia la vertigine degli orizzonti della vista, vive su di sè i sintomi dell’incontro con Cristo. Vive questi sintomi senza nemmeno sapere bene chi è che lo ha guarito. Senza nemmeno sapere bene chi fosse Gesù. Ma questa guarigione è scomoda perchè infrange il regolamento della chiusura settimanale del sabato. Infatti il giorno del sabato è il giorno in cui non è permesso fare assolutamente nulla agli ebrei. Gesù crede che quest’uomo valga più di questa regola, così infrange il divieto. Non vuole screditare Mosè, vuole solo ricordare a tutti che le regole servono agli uomini e non gli uomini alle regole. Inizia così una lunga diatriba in cui il cieco nato cerca di riportare tutti alla concretezza dei fatti e non alla retorica della legge, della teologia, dell’interpretazione: “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Che tradotto significa semplicemente che a volte Dio è nell’evidenza dei fatti e non il risultato di un qualche contorto ragionamento. Solitamente il nostro attaccamento sembra essere più forte verso i “ragionamento contorti”, i “pregiudizi”, i “calcoli”, e non semplicemente nei nudi e crudi fatti. I farisei nel Vangelo di oggi non hanno occhi per accorgersi della gioia di un uomo che è tornato a vedere; non hanno occhi per accorgersi che le regole servono ma solo finchè non schiacciano la dignità delle persone. Per loro conta solo la “burocrazia” della Legge di Mosè, non sono disposti a “umanizzare” il loro metro di giudizio. Con l’unica differenza che la loro burocrazia non avrebbe mai fatto aprire gli occhi a questo cieco; invece l’apparente trasgressione di Gesù ottiene il miracolo. Troppe volte il nostro cristianesimo è eccessivamente “burocratico”, e raramente si ricorda che le regole sono come un sentiero che ci conduce più sicuramente ad una meta. Ma mai una regola può diventare una meta. Le regole, i ragionamenti, le interpretazioni non sono la chiave di lettura del mondo, bensì il risultato della constatazione di un fatto. I fatti della nostra vita, per quanto a volte siano incomprensibili, e dolorosi, valgono molto di più dei nostri ragionamenti e delle nostre conclusioni. Perchè Gesù si manifesta nei fatti e non nei ragionamenti contorti. Noi dobbiamo esseri fedeli alla realtà e non a quello che noi pensiamo della realtà. Il che significa che noi dobbiamo essere fedeli a Gesù (cioè la realtà) e non fedeli all’immagine di Lui che ci siamo fatti dentro la nostra testa (cioè i nostri ragionamenti contorti). La conversione del Vangelo di oggi ci chiede concretezza più che filosofia.
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