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Le drammatiche vicende che stanno interessando il Giappone hanno contribuito ad infiammare un dibattito – quello relativo alla eventuale costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese – che già si era animato a seguito dell’approvazione, nel luglio scorso, del disegno di legge che operava in tal senso, presentato dall’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.
Come è noto, questo dibattito troverà un suo necessario epilogo i prossimi 12 e 13 giugno, giorni in cui gli italiani saranno chiamati a decidere, tramite il referendum, l’abrogazione o meno della legge di cui sopra.
Ma a prescindere dalle valutazioni di merito relative alla questione inerente il nucleare, su cui già si è dato ampio spazio in questo giornale, in un articolo del nostro Valerio Valentini si è espressa la necessità, constatata la natura meramente abrogativa del referendum, di introdurre nel quadro istituzionale italiano plebisciti dal valore propositivo, ovvero legiferante, in virtù della considerazione che il quesito referendario cui saremo a breve sottoposti sarebbe incompleto e concettualmente non corretto: si tornerebbe di nuovo a decidere soltanto sul nucleare – su cui i cittadini italiani già si espressero negativamente nell’87 – ma al contempo non ci si potrebbe esprimere su di un piano di sviluppo energetico alternativo a quello in questione.
Tuttavia, l’eventuale immissione, nel sistema delle fonti legislative italiane, di un referendum ‘propositivo’ risulta poco praticabile per una serie di ostacoli di carattere costituzionale. Infatti, come è noto, la nostra Repubblica, posta l’assoluta convenzionalità della classificazione delle forme di governo, può considerarsi a tutti gli effetti una repubblica parlamentare, che poggia le proprie fondamenta sul concetto di democrazia rappresentativa, in cui la funzione legislativa è ricoperta quasi interamente dalle Camere, composte da deputati e senatori eletti dalla collettività nazionale che da essi è rappresentata. E, a prescindere dalle valutazioni politiche che si potrebbero fare in merito all’attuale legge elettorale, la legge Calderoli, che di fatto limita i poteri dell’elettore di scegliere il proprio rappresentante attraverso il sistema delle liste bloccate, il principio di rappresentatività popolare e di delega della funzione legislativa al Parlamento rimane uno dei punti cardinali della nostra carta costituzionale, così come emerge limpidamente dalla parte relativa al procedimento di formazione delle leggi. In un contesto istituzionale come quello appena descritto, dunque, forme di democrazia diretta sono molto rare e sia il governo sia il corpo elettorale potrebbero solo eccezionalmente sostituirsi alle Camere nell’esercizio della funzione legislativa: è il caso dei decreti-legge di origine governativa e, per l’appunto, del referendum abrogativo.
Ad ogni modo, qualora l’attività parlamentare si caratterizzasse per una eccessiva stasi o per una non effettiva corrispondenza tra l’indirizzo politico del governo e la base elettorale, v’è un altro strumento che la Costituzione italiana già concede a noi cittadini e che va nel senso della proposta di cui si parlava prima: è lo strumento della legge di iniziativa popolare. E’ infatti l’articolo 71 a statuire che ‘il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli’: quindi un altro esempio di democrazia diretta, ma con valore propositivo, è già previsto nel nostro ordinamento e va ad aggiungersi a quello già menzionato del referendum abrogativo. Non bisogna trascurare, in ogni caso, che è uno strumento il cui iter di formazione è abbastanza complesso, che è inoltre uno strumento di cui ci si è serviti raramente nel corso della nostra storia repubblicana ma sul quale, vista la sua potenzialità, andrebbe tuttavia fatta un’opera di sensibilizzazione.
Non mancano ad ogni modo esempi recenti – e di rilevante interesse per noi abruzzesi – di ricorso a tale mezzo di proposta da parte della base elettorale: è il caso della legge di iniziativa popolare in favore dell’Aquila e del suo comprensorio così duramente colpito dal sisma del 6 aprile 2009 che, firme permettendo, è in procinto di presentazione in Parlamento.
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