L'Articolo 9 della Costituzione e L'AquilaL’Aquila città monumentale. Non c’è. O meglio, non c’è più. Il centro storico di L’Aquila, ... Leggi tutto... |
Margaret Thatcher: la Signora che non torna indietro“You turn if you want to. The Lady’s not for turning” Tornate indietro voi, se volete. La... Leggi tutto... |
L'Aquila sulla linea di galleggiamento quattro anni dopoQuesto è uno di quei giorni in cui il dolore si mischia con la rabbia. ... Leggi tutto... |
La testimonianza del papa: il vero fulmine su San PietroUn fulmine è un evento naturale. Che ne sia caduto uno proprio ieri, proprio sulla cu... Leggi tutto... |
Vademecum elettorale: come superare il 4%L’odiato Porcellum prevede una soglia di sbarramento al 4%. Chi non la supera e non è ... Leggi tutto... |
| Sulla Libia occorre rileggere il Papa. E cercare vere alternative alla guerra |
|
|
|
| di Andrea Tornielli e Riccardo Cascioli |
| Venerdì 25 Marzo 2011 10:21 |
|
Vale la pena leggere integralmente quel passaggio del Pontefice. «Il riconoscimento dell’unità della famiglia umana e l’attenzione per l’innata dignità di ogni uomo e donna trovano oggi – disse Ratzinger al Palazzo di Vetro di New York – una rinnovata accentuazione nel principio della responsabilità di proteggere. Solo di recente questo principio è stato definito, ma era già implicitamente presente alle origini delle Nazioni Unite ed è ora divenuto sempre più caratteristica dell’attività dell’Organizzazione».
«Ogni Stato – aggiunse il Papa – ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall’uomo. Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali». «L’azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell’ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un’imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale. Ciò di cui vi è bisogno – concludeva Benedetto XVI – è una ricerca più profonda di modi di prevenire e controllare i conflitti, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione ed incoraggiamento anche ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione». Ecco il punto: la responsabilità di proteggere è sacrosanta, anche se bisognerebbe cercare di applicarla sempre, e non soltanto quando si tratta di Paesi strategici dal punto di vista energetico. Ma è altrettanto sacrosanta la necessità di esplorare «ogni possibile via diplomatica», incoraggiando anche «i più flebili segni di dialogo». È stato fatto tutto ciò nel caso della Libia? Ci sembra proprio di no. A questo punto, considerando che l’obiettivo di distruggere l’aviazione di Gheddafi è stato già raggiunto, varrebbe la pena di ascoltare la voce di coloro – come il vicario apostolico monsignor Martinelli – invitano a fermare immediatamente i bombardamenti e a riallacciare i negoziati ai quali entrambi le parti in conflitto (il governo del raìs e i ribelli) si erano dichiarati disponibili.
( www.labussolaquotidiana.it) |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Marzo 2011 10:32 |