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Referendum solo abrogativi. Sarà forse il caso di cambiare? PDF Stampa E-mail
di Valerio Valentini   
Giovedì 24 Marzo 2011 10:13

Le discussioni in corso (per dire il vero, ahimè, già sopite, schiacciate dalle notizie che arrivano dalla Libia) intorno al nucleare e al referendum ad esso correlato sono uno spunto formidabile per comprendere una caratteristica di questo nostro Paese: la sua putrescente paralisi. Se, infatti, dalle consultazioni popolari del 12 giugno emergerà – come sembra verosimile – l’opposizione degli Italiani al nucleare, allora dovremo renderci conto che ci sono voluti ben 24 anni per ribadire esattamente le stesse cose: e cioè che non vogliamo centrali, scorie, malattie e tumori. Davvero un grande passo avanti. E nel frattempo? Neanche un piano di sviluppo energetico moderno ed ecosostenibile.

 

Il fatto è che i referendum, per come li prevede la nostra Costituzione, possono essere solo abrogativi: possono, cioè, soltanto cancellare una legge o un procedimento già attuato, a patto che si raggiunga il quorum, ovviamente. Non è possibile, per noi Italiani, proporre o imporre una legge. Infatti anche i referendum per i quali andremo (si spera numerosi!) a votare, saranno per eliminare la legge immonda sul legittimo impedimento, per cancellare le concessioni che lo Stato ha fatto ad alcune società per la gestione dell’acqua, e per spazzare via circa 70 provvedimenti che il nostro Governo ha fatto con quello francese, a cui è stato demandato l’incarico di costellare lo Stivale di centrali nucleari. In tutti i casi, con la costante complicità di larghe fette di quella che si spaccia per “opposizione”.

 

E allora, in tempi in cui tanto si sente cianciare di riforme costituzionali, voglio proporne una io, di riforma. Che, una volta tanto, non sia il solito colpo di genio del duo Ghedini&Alfano, i quali sono costretti a fare capriole su commi e cavilli per creare una giustizia a immagine e somiglianza del loro datore di lavoro. E guardandolo in faccia, ci si rende conto cosa può venirne fuori.

La proposta che voglio fare è invece questa: introdurre la possibilità di fare dei referendum propositivi, o attuativi, o legiferanti. Chiamateli come preferite. L’importante è che possano stabilire delle norme da realizzare e da rispettare, una volta per tutte. Lo dico perché a me pare assurdo che una Nazione, coi suoi governi deliranti, torni, a distanza di qualche anno, a percorrere strade che gli sono state precluse dalla volontà popolare. Non è pazzesco che siamo chiamati ad esprimerci su un argomento a proposito del quale abbiamo già chiarito la nostra posizione? C’è poi qualcuno che mette in dubbio l’effettiva validità del referendum del 1987, in quanto, essendosi svolto all’indomani del disastro di Chernobyl, sarebbe stato fortemente condizionato dall’emotività e dalla paura che quella disgrazia aveva generato negli animi della gente. E c’è da scommettere – data la monotonia dei nostri politicanti – che, qualora anche questo referendum ribadisse la nostro ferma contrarietà allo sviluppo del nucleare in Italia, si dirà la stessa cosa: “Il voto è stato falsato dalla suggestione cerata dalla tragedia di Fukushima”. Forse, come è stato chiarito da più parti, chi pensa queste cose, confonde la suggestione con i dati di fatto: a impressionare gli Italiani, a condizionarne il voto, non sarebbe – come non è stato nel 1987 – una paura sciocca generata da un film horror o da un brutto incubo. È la realtà. Perché le centrali nucleari, checché se ne dica, sono anche questo: sono Chernobyl, sono Three Mile Island, sono Fukushima. Sono pericolose, in fin dei conti. E sono la causa di centinaia di migliaia di morti, se è vero come e vero che c’è gente che ancora oggi sta morendo a seguito dell’esplosione della centrale Ucraina di 25 anni fa. E poi le centrali sono rifiuti, scorie radioattive che non si dove mettere e come smaltire.

Ecco perché avverto l’esigenza di introdurre, nella nostra Costituzione, i referendum propositivi. Per impedire che si debba tornare a ripetere cose già dette, decisioni già prese. E, soprattutto, affinché si eviti che i nostri governanti possano agire in barba alla nostra volontà, calpestando la legittimità dei nostri voti e prendendoci in giro. In questo senso, sarebbe molto più utile un referendum che dicesse più o meno così: “Italiani, volete che il vostro Paese rifiuti l’energia nucleare e si impegni a perseguire un piano energetico fondato sulle fonti rinnovabili?”. Almeno, una volta e per sempre, potremmo mettere un punto fermo e irremovibile su alcune questioni fondamentali.

Altrimenti rischiamo che, dopo esserci espressi a favore dell’acqua pubblica e contro il legittimo impedimento, tra qualche anno vedremmo i nostri politici rispolverare la fantomatica esigenza di amministrare l’acqua attraverso grandi società private e di garantire l’impunità ai ministri perseguitati dalle toghe giustizialiste e politicizzate.

È necessario cambiare, dare una svolta decisiva a questa Italia dormiente. E credo che una proposta come quella del referendum propositivo potrebbe essere utile, o quantomeno valutabile. Altrimenti, rischiamo di ritrovarci ancora qui, tra vent’anni, voltandoci indietro e scorgendo il nostro futuro.

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Marzo 2011 14:07
 

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