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| BIUTIFUL di Alejandro Gonzàles Inàrritu |
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| recensione di Massimo Sconci |
| Venerdì 18 Marzo 2011 10:34 |
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Sensisitivo, in grado di comunicare con i morti, tenta di pagare l'affitto fornendo informazioni ai parenti dei defunti ed arrotonda ulteriormente lo “stipendio” sfruttando (con benevolenza) la manodopera cinese, per poi poter vendere i loro prodotti tramite gruppi clandestini di immigrati africani.
Viaggiando avanti e indietro, tra i ghetti di una Barcellona umida e crepuscolare, i problemi personali di Uxbal si moltiplicano ulteriormente nel momento in cui scopre che un cancro inoperabile gli andrà a divorare lentamente la vita. Nonostante le varie difficoltà che si sovrappongono ed ingigantiscono inesorabilmente, Uxbal è un padre imperfetto quanto devoto, che non intende lasciare i figli in balia del destino e, perseguitato da fantasmi e sensi di colpa, cercherà di tracciare il percorso per la propria autoassoluzione.
Alla sua quarta regia, Alejandro Gonzàles Inàrritu si separa artisticamente dal fidato cosceneggiatore Guillermo Arriaga, ed abbandona le storie multiple a piani temporali incrociati per focalizzare l'attenzione su un unico eroe tragico, che ha il volto granitico di un sofferto, quanto impeccabile, Javier Bardem. Premiato con la palma d'oro al festival di Cannes 2010 come miglior attore protagonista - ex-aequo con il nostro Elio Germano - la sua intensità emotiva è, a differenza di quella del film, impossibile da non amare.
Biutiful è un racconto per immagini che stimola il nervo ottico e non mette da parte le emozioni forti, ma non riesce purtroppo a celare una certa astuzia e programmaticità di fondo nel suo proseguire con la descrizione (e la stimolazione) del dolore. Lo sguardo del regista messicano, a tratti autocompiaciuto, si concentra su una Catalogna sfigurata, dove il disagio sociale dell'immigrazione clandestina è radicato nel sottobosco di una metropoli stravolta nel volto e nell'anima, che vive e muore ad ogni tramonto e in cui il confine tra sfruttati e sfruttatori è sempre più labile. E' proprio al limite di questo confine che risiede la figura di Uxbal. L'onnipresente ombra della morte che si proietta su di lui, e sembra connaturata alla sua vita, farà sorgere un senso di compimento umano tramite un'eredità spirituale e materiale da lasciare ai propri figli, così da impedire che il suo ricordo svanisca nel tempo come fu invece per lui con i suoi genitori. E' una corsa contro il tempo che non ha ancora esaurito il focolaio del suo dramma e che lo costringerà a confrontarsi duramente con la propria coscienza di uomo, di padre, di compagno, attraverso le foschie di un'esistenza invasa da criminalità, razzismo e indigenza. Nella parafrasi del suo cammino non ci può essere redenzione spirituale senza passare per la dannazione umana. Che piaccia o no, è un urlo di dolore di fronte al quale è difficile restare impassibili.
Sarebbe ingiusto affermare quindi che Biutiful non emozioni, il problema è semmai che lo fa spingendo su un unico tasto, quello più facile, ovvero quello del dramma senza fine. Dietro la macchina da presa Inarritu si circonda di fidati esperti del settore - come il bravissimo Rodrigo Prieto alla fotografia ed il premio oscar Gustavo Santaolalla per le musiche - mostrando, a volte ostentando, un virtuoso talento visivo connaturato in numerosi fotogrammi estremamente suggestivi, sebbene in conclusione fini a se stessi e poco funzionali allo sviluppo di una storia lineare che trova la sua faticosa conclusione in una pretenziosa (e narrativamente inutile) circolarità suggerita da un prologo ad effetto ripreso nel finale. Davanti alla macchina da presa c'è invece Javier Bardem, che porta la sua croce sulle spalle per 138 minuti di film fino all'ultimo illuminante respiro, senza mai perdersi nel ridicolo o nel pietismo più grossolano (un'impresa ardua visto il magma di pathos in cui Inarritu lo immerge), e mantenendo sempre un (in)credibile livello di umiltà e integrità umane. E' un film in parte riuscito, più da vedere che da pensare, ma merita l'applauso per lo sforzo emotivo di un attore protagonista che è - lui sì - veramente sincero. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Marzo 2011 10:36 |