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| Tentare (non) nuoce (Scampoli d’omelia nella I domenica di Quaresima) |
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| di Luigi Maria Epicoco |
| Lunedì 14 Marzo 2011 13:14 |
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Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Il tempo di quaresima si apre quest’anno con il racconto conosciutissimo delle tentazioni di Gesù nel deserto. A volte stringiamo talmente tanto l’obiettivo della nostra attenzione da perdere la panoramica dei fatti raccontata dal Vangelo. E’ lo Spirito che conduce Gesù nel deserto. E’ in qualche maniera Dio stesso a consegnarlo a questo test d’ingresso. Ovviamente il male non comprende le logiche di Dio e pur facendo bene il proprio mestiere non si accorge di lavorare per lo stesso padrone. E ciò è importante ricordarselo, specie quando sembra così brutto sentirsi affamati, deboli e soli davanti ai duri colpi della tentazione. Ma cos’è la tentazione? La tentazione è una provocazione della libertà fatta con tutti i mezzi a disposizione. A volte tramite ragionamento. A volte tramite i sensi. A volte attraverso le emozioni. E’ una sorta di commercio in cui mercanteggiamo le nostre scelte. Io ti dò il potere e tu ti prostri a me. Io ti dò il piacere e tu smetti di amare veramente. Io ti dò la soddisfazione e tu in cambio rinnega ciò in cui credi veramente. Al di là degli esiti di questo commercio, rimane una verità importante: alla tentazione si risponde colpo su colpo. Perchè se non rispondiamo è come se acconsentissimo. Non basta resistere, bisogna reagire facendo altre scelte, altri ragionamenti, altri indirizzi. In questa fatica, però, noi diventiamo veramente ciò che siamo. Perchè attraverso le prove e le tentazioni si chiarisce sempre più alla nostra mente e al nostro cuore le motivazioni e le cose che veramente vogliamo per la nostra vita. Le tentazioni ci costringono o a perdere o a prendere posizione, a diventare protagonisti, a compromettersi personalmente con le cose che ci sono davanti. Il male questo non lo sa. Ma chi crede sà usare anche il male per trasformarlo in bene. |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Marzo 2011 13:16 |