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| I paradossi del costruire in Italia(parte 1) |
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| di Francesco Bignotti |
| Giovedì 10 Marzo 2011 16:28 |
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…questo forse il verbo più usato in Italia dagli anni sessanta ad oggi. E gli effetti si vedono! Basta affacciarsi dalla finestra di un qualsiasi palazzo per osservare il consumo di territorio, e di suolo, che ogni giorno sfigura il nostro paese.
Le nostre città inesorabilmente rosicchiano quotidianame un po’ di spazio alla natura, nel complesso parliamo di ettari ed ettari di “terreno libero” che scompaiono: ogni anno vengono consumati mediamente 500 km2 di territorio pari a 500 000 000 m2 che corrispondono a 50 000 ettari (un ettaro è pari a 10 000 m2). Per capire meglio la grandezza del fenomeno basta pensare che l’intera superficie del Comune di L’Aquila è di 466,96 km2, comprendente oltre alla città costruita anche tutte quelle zone a verde extraurbane come la pineta di S.Giuliano ad esempio. Quindi ogni anno in Italia vengono occupate dalla mano dell’uomo porzioni di territorio grandi come il Comune di L’Aquila! Questi semplici dati dovrebbero già farci riflettere sulla imponenza del problema e sulla sua complessità. Pensare a queste cose mette una sorta di timore, perché si è costretti a rapportarsi con fenomeni di grande scala sia spaziale che temporale, difficili da interpretare con un semplice sguardo… A questo punto vi potreste chiedere dove risiede esattamente il problema di questa dissertazione. Ebbene, a fronte della nascita annuale di molte nuove costruzioni (per lo più edifici abitativi), di contro si riscontra un aumento di individui senza casa, un aumento degli sfratti, un aumento di giovani che sono costretti a restare in casa dei genitori. E non sono “bamboccioni”. Come mai??? Se seguissimo le normali logiche del mercato, ad un aumento di offerta dovrebbe corrispondere una diminuzione dei costi, problema importante per chi acquista casa. Eppure non è così… Paradosso (primo)! Oltre a questo, si aggiunge il problema, reale, del consumo di suolo che ha la stessa valenza del consumo delle risorse petrolifere, per capirci: IL SUOLO E’ UNA RISORSA NON RINNOVABILE e come tale una volta che un pezzettino scompare, scompare per sempre. Infatti il suolo impiega migliaia di anni per formarsi e ogni volta che una ruspa scava per far posto alle strutture umane lo fa scomparire per sempre!!! Questo porta alla luce un altro problema: a fronte della nascita di nuovi complessi residenziali, di nuovi organismi edilizi, di contro i nostri centri storici sono in rovina, in abbandono, soprattutto quelli dei borghi minori e delle cittadine più piccole, con il risultato di un forte abbandono dell’edificato preesistente. Paradosso(secondo)! Lascio adesso al lettore un po’ di tempo per riflettere sull’argomento prima della prossima pubblicazione che approfondirà meglio queste due questioni, che in fin dei conti è una sola! E vi voglio lasciare con una domanda: Meglio costruire il nuovo o recuperare quello che già esiste di costruito? |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Marzo 2011 22:28 |