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| ....nessuno mi capisce.... |
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| di Alessia Donati |
| Giovedì 10 Marzo 2011 11:19 |
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Ci siamo mai chiesti se forse può dipendere, in parte, anche da noi? E allora iniziamo a riflettere “gli altri capiscono quello che noi diciamo” e allora, qualche minuto di riflessione sulla COMUNICAZIONE, come comunichiamo!
La comunicazione efficace
La comunicazione è uno dei termini oggi più usati e, talvolta, abusati. In generale, essa indica quell’insieme di segni e di messaggi – verbali e non – che servono per trasferire ad altri informazioni, ma anche emozioni e sentimenti. Comunicare, infatti, non significa semplicemente informare, ma anche e soprattutto "entrare in relazione" con soggetti esterni a noi. Mentre comunichiamo (da un emittente ad un destinatario) ricordiamo di tener presente che la comunicazione è di contenuto, cioè ciò che viene detto (linguaggio) e una modalità rivolta alla relazione cioè ha a che fare con il vissuto delle persone, ed è il vero elemento che veicola la comunicazione stessa.
Ci sono due modalità per comunicare: cognitivo – strutturata ed emotivo – destrutturata. Per quanto riguarda la comunicazione umana, un classico saggio del professor Albert Mehrabian ha dimostrato che solo il 7% del significato viene veicolato dalle parole pronunciate, mentre il 38% di esso viene comunicato attraverso la tonalità in cui vengono espresse, e il restante 55% non ha nulla a che vedere con le parole, bensì con la fisiologia. Il silenzio, uno sguardo, la postura, le smorfie del volto o il modo di respirare, l’abbigliamento o il profumo usato sono aspetti che "parlano" per noi e manifestano il nostro modo d’essere, l’universo dei nostri stati d’animo, ancor più delle nostre parole. 1. Movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) 55% 2. Aspetto vocale (Volume, tono, ritmo) 38% 3. Aspetto verbale (parole) 7% L’efficacia di un messaggio dipende quindi solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto, e il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato pesantemente dai fattori di comunicazione non verbale.
Una volta pronunciate le parole vanno ad agire almeno su due cervelli: quello di chi parla e quello di chi ascolta.
Ogni forma di comunicazione incide dunque nella nostra psiche, lavora nel nostro inconscio per giorni, mesi, anni, arrivando a cambiare la nostra mentalità e lasciando una traccia fisica nel nostro corpo.
Che fare, allora? E’ importante diventare consapevoli della nostra comunicazione, degli effetti che essa ha su di noi, sui nostri interlocutori e sulle nostre relazioni per trasformarla in comunicazione efficace. Affinché le parole diano sollievo e creino benessere, in noi stessi e negli altri, aiutandoci a ridurre lo stress, gli errori e le incomprensioni, è indispensabile acquisire consapevolezza di che cosa diciamo, di come parliamo, degli stati emozionali nostri e di coloro con cui stiamo interagendo, sia di persona che al telefono o attraverso una comunicazione scritta. La consapevolezza è alla base dell’empatia (“indossare le scarpe dell’altro rimanendo nei propri vestiti” Shapiro) quanto più aperti siamo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo anche nel leggere i sentimenti altrui. Questa capacità che ci consente di sapere come si sente un altro essere umano entra in gioco in continuazione, sia in ambito privato che in ambito professionale.
Una volta esposto il contenuto possiamo sempre chiedere un feedback, un ritorno dal nostro interlocutore, per avere conferma se ha compreso realmente quello che noi volevamo comunicare.
Saper comunicare ed esprimersi, attraverso semplici accortezze: esporre con chiarezza e disinvoltura le proprie idee, avere un tono di voce conforme rispetto al significato del messaggio (se si è arrabbiati non urlare o fare la voce calma ma assertiva!) in alcune situazioni è importante la proprietà di linguaggio (esempio esami o colloqui di lavoro) ricercare la “sintonia” con l’interlocutore, verificare se il messaggio è stato compreso dagli altri. Utilizzare un linguaggio chiaro con esposizione semplice e disinvolta per non essere ridondante potrebbe essere un buon inizio.
Lettura consigliata - Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D.,(1997) Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio Editore Letture per curiosità - Di Fabio A.(2003) Counseling e relazione d’aiuto, linee guida e strumenti per l’autoverifica, Giunti |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Marzo 2011 11:23 |