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| Silicon Valley? No Grazie! |
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| di Riccardo Cicerone |
| Mercoledì 09 Marzo 2011 13:29 |
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Quest’ultima espressione è stata in lizza fino alla fine per diventare il titolo di questo articolo, poi ho optato per quello attuale soltanto per dare maggiore specificità a ciò che andrò a trattare, ma vedrete che anche l’altra frase vi verrà in mente durante la lettura.
Come riportato dal quotidiano La Repubblica, l’Italia, da ieri (6 marzo) ha ufficialmente tagliato il suo ultimo ed unico avamposto scientifico nella Silicon Valley. Si, avete capito bene, la Silicon Valley, quel territorio in California sulla West Coast che ha dato i natali ad “azienduccie” come Google, Apple, con i suoi IPad, IPod e IPhone, Facebook, Twitter, IBM, Intel, e che sforna a ripetizione premi Nobel a “secchiate” provenienti da università del calibro di Stanford e Barkeley. Scaduto il mandato per l’addetto scientifico uscente (tale Terenzio Scapolla) presso il consolato italiano di San Francisco questo incarico non sarà affidato ad altri. Fra i tanti effetti dei tagli alla ricerca scientifica in Italia questo potrebbe essere il problema minore, eppure è il peso simbolico di questa vicenda che forse suona come ulteriore campanello d’allarme per la ricerca di questo paese. Scapolla infatti era l’unica figura istituzionale di raccordo tra il nostro paese e la regione americana più all’avanguardia del mondo nello sviluppo di nuove tecnologie e l’importanza di tale presenza è testimoniata anche dalla solita controtendenza degli altri stati esteri che, al contrario di noi, hanno aumentato la loro presenza, anche con apposite strutture dedicate, e tra questi paesi ci sono anche le piccole Olanda e Svizzera che hanno rispettivamente 3 e 13 esperti che lavorano presso centri veri e propri costruiti vicino le proprie ambasciate. La cosa che più rammarica è che l’Italia, a differenza di altre nazioni come la Germania, non dispone di aziende tanto grandi da permettersi sedi dislocate in questi territori e quindi quegli italiani che diventano fautori di grandi scoperte negli “states” purtroppo non portano nient’altro che la gloria al “bel paese”, ma la ricchezza generata dalle loro invenzioni rimane in America, oppure nelle aziende estere che li hanno assunti. La spesa pubblica per la ricerca si riduce sempre di più; gli ultimi dati ufficiali diffusi dallo stesso Ministero sono piuttosto scoraggianti: “rispetto all’anno precedente la quota di stanziamenti è diminuita del 7%. Eppure l’obiettivo fissato dalla strategia di Lisbona nel 2000 prevedeva di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo per arrivare al 3% del PIL entro il 2010. Di certo non si può dire di esserci riusciti visto che nessuno stato UE ha raggiunto tale soglia, ma noi italiani come sempre vogliamo distinguerci e siamo riusciti ad essere i peggiori d’Europa con il nostro 0,56% di Pil che si prevede crescere allo 0,65 entro il 2013. Insomma, un vero successo in negativo! Evidentemente il nostro governo ritiene maggiormente produttiva la spesa di 300 milioni di € in più per far svolgere i referendum in data diversa dalle elezioni amministrative. Buona fortuna gente! |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Marzo 2011 13:37 |