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| SAN NICANDRO-BOLOGNA (O8/01/2011) |
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| di Ernest Hyde |
| Mercoledì 09 Marzo 2011 01:52 |
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Nella carrozza numero sette d’un treno ignaro e annoiato - come tutti i treni e come tutti quelli che ci salgono solo aspettando la stazione giusta – due giovani si tengono strette le mani e chiudono gli occhi davanti ai cocci di mondi logori incollati sul vetro dalla velocità. Ma nel loro cercarsi le dita i due giovani sono lontani dal resto del tempo: il loro, di tempo, è fatto di carne in attesa, ha altri secondi che gli altri non sanno contare; nessuno può entrare nei nervi e nelle vene di quelle mani piene di fretta di cose qualsiasi, mani intrecciate a trattenere l’ansia d’un amore irrequieto. Quel tempo è tutto soltanto per loro, è il tempo del loro volersi… La voce di spine del capotreno: come un calcio alle reni che spezza un respiro sospeso di gioia innocente e infantile, un’immensa sciocchezza dolcissima. Ma la stazione annunciata - Cesena - non è la vostra. Vi resta appena di ricercare un sapore invadente e scoprirlo ciascuno nel fondo degli occhi dell’altro. Poi nulla. Ché tutto ritorna a orbitare a anni luce dalla vostra irrefrenabile perfezione: l’assoluto dei vostri momenti la scia delle stelle cadenti di quando l’amore vi prese su un prato e scopriste la gioia il rumore dei baci - il primo, chi è che l’ha dato per primo? – i regali, le liti le paci i sorrisi e i mugugni la follia di dipingere i sogni e inventarli ridirseli e rifarli sul davvero le noie, le attese le paure sospese sopra a un pensiero ch’è meglio evitare e il futuro e i progetti e le ansie delle bugie e lo schifo delle distanze e la certezza di essere voi. E il resto non centra, il resto è agli altri. Voi siete voi due. Nel caos del giorno della fine del mondo o nella carrozza numero sette d’un treno ignaro e annoiato. |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Marzo 2011 10:46 |