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Case da spiaggia e case da roccia PDF Stampa E-mail
di Luigi Maria Epicoco   
Lunedì 07 Marzo 2011 11:42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

 

In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

 

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Dopo aver letto il Vangelo di oggi ci sembra abbastanza chiaro che alla fine della nostra vita Dio non ci domanderà spiegazioni ma fatti. Non ci salveranno le scuse, i discorsi, i ragionamenti, ma solo la nuda e cruda conta dei fatti, quelli che molto spesso sono sgangherati, bagnati di sudore, zeppi anche di fallimenti, ma pur sempre fatti. Ma anche nella conta dei fatti, non conteranno tutti. Conteranno solo quelli fatti gratuitamente per amore Suo, e quindi per amore del prossimo. Non conteranno quei fatti verniciati di buone intenzioni, incorniciati con l’etichetta di cristiani, ma invece altro non erano che gesti e opere fatte per celebrare solo noi stessi e la nostra voglia di essere applauditi, riconosciuti, elogiati, amati. Certi fatti distolgono l’attenzione dall’essenziale per accendere invece riflettori su noi stessi. Quei fatti grideranno contro di noi.

Fare la mamma per sentirsi dire grazie. Lavorare onestamente perchè tutti ci elogino. Dire la verità per riceverne un merito. Sono cose che funzionano solo dentro le nostre ipotesi ma molto spesso nella realtà non è così. Eppure vale comunque la pena amare un figlio, o essere onesti, o dire la verità, perchè quello che facciamo seppur non ci porta indietro un tornaconto, crea una credibilità davanti agli occhi di Dio. Il Signore sa quanto è difficile mettere in pratica le cose a cui crediamo in un mondo irriconoscente, in un mondo che va alla rovescia. Per questo suggerisce di costruire tutto non sulle sabbie mobili di situazioni e aspettative che sicuramente deludono, ma sulla roccia di certezze che seppur rimangono non totalmente comprensibili, creano comunque i presupposti affinchè nonostante le prove della vita (che succedono sia ai buoni che ai cattivi), riusciamo a rimanere in piedi. Questa roccia è Dio, e il Suo incontrovertibile amore per ciascuno di noi. Ma questo amore non è una cosa da appendere ad un muro ma un fondamento a cui aggrapparsi ogni mattina. E aggrapparsi significa ascoltare, interrogarsi, chiedere, ringraziare, offrire, cibarsi, confidare. Non è un aggrapparsi di dipednenza, ma un tenersi saldi per rimanere in piedi nonostante tutto. Ecco perchè un cristianesimo senza l’ascolto della parola di Dio, senza sacramenti, senza vita spirituale, senza carità, senza interesse per gli ultimi, senza ricerca di risposte, non è un cristianesimo ma solo un etichetta che non ci salverà nell’ultima ora…“Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Marzo 2011 11:56
 

Commenti 

 
#1 Omelia controriformist a!Alessandro Rico

2011-03-08 01:58

Giustificazione ex fide et operibus. Resta da capire che ha da dire San Paolo.