L'Articolo 9 della Costituzione e L'AquilaL’Aquila città monumentale. Non c’è. O meglio, non c’è più. Il centro storico di L’Aquila, ... Leggi tutto... |
Margaret Thatcher: la Signora che non torna indietro“You turn if you want to. The Lady’s not for turning” Tornate indietro voi, se volete. La... Leggi tutto... |
L'Aquila sulla linea di galleggiamento quattro anni dopoQuesto è uno di quei giorni in cui il dolore si mischia con la rabbia. ... Leggi tutto... |
La testimonianza del papa: il vero fulmine su San PietroUn fulmine è un evento naturale. Che ne sia caduto uno proprio ieri, proprio sulla cu... Leggi tutto... |
Vademecum elettorale: come superare il 4%L’odiato Porcellum prevede una soglia di sbarramento al 4%. Chi non la supera e non è ... Leggi tutto... |

L’Aquila città monumentale. Non c’è. O meglio, non c’è più. Il centro storico di L’Aquila, tra i più estesi di Europa, città d’arte tra le principali in Italia, oggi è solo l’ombra di se stessa. Oltre quattro anni per vedere un solo edificio storico completamente ricostruito nel cuore del Capoluogo d’Abruzzo. Un monumento, costituisce la storia di un luogo, di una popolazione, di un Paese. Può allora un’intera città rappresentare parte della storia d’Italia? Secondo me si, ma da quanto accade nella realtà non sembra essere così. L’Aquila deve essere una questione nazionale. Non solo la ricostruzione materiale, ma anche quella sociale, culturale,...
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“You turn if you want to. The Lady’s not for turning”
Tornate indietro voi, se volete. La Signora non ha intenzione di tornare indietro.
(Margaret Thatcher, 1980)
La Thatcher pronunciò severamente questo giudizio alla convention dei Tories, in un momento in cui la fronda interna ai conservatori, temendo l’impopolarità delle misure economiche adottate dal Primo Ministro, chiedeva un’inversione a U (U-turn) politica. Scendere a compromessi per non compromettere il consenso. La Lady di Ferro rifiutò sdegnatamente. Ma dietro quel diniego c’era molto più che il carattere altero e accentratore della Thatcher: c’era il senso di undici anni...
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Questo è uno di quei giorni in cui il dolore si mischia con la rabbia. In realtà oggi è tutti i giorni.
Ascoltavo la testimonianza di una mamma che diceva una cosa sconfortante: “ mio figlio, di poco più di quattro anni, ieri, quando la nonna gli ha detto che lo portava in piazza, lui gli ha chiesto che cosa fosse la piazza”. Basterebbero solo queste parole per descrivere lo stato dell’arte in città e smetterla di scrivere. La piazza, l’agorà classica, per noi è solo un ricordo lontano ed un miraggio dal tempo indefinito.
Bisogna ancora avere la forza e il coraggio di lottare, di cercare di mettere il naso sopra questa...
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Un fulmine è un evento naturale. Che ne sia caduto uno proprio ieri, proprio sulla cupola di San Pietro, proprio mentre il fotografo dell’Ansa poteva immortalarlo, è una pura coincidenza. Ma stimola le nostre emozioni e ci spinge ad elucubrare. È un segno? Se lo è, di cosa? Suggello inatteso di un momento epocale, certo. Forse una metafora: nella fase di profondo sconcerto della Chiesa, la natura evidenzia la potenza del suo Magistero; come la rinuncia del papa diventa, da segnale di debolezza, manifestazione di dignità.
Forse quel fulmine dichiara il «commento» del Signore: atto di forza per ricordare ai cristiani chi è che regge davvero la loro Chiesa, e che «le porte...
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L’odiato Porcellum prevede una soglia di sbarramento al 4%. Chi non la supera e non è collegato ad alcuna coalizione, non entra in Parlamento. Perciò, se anche voi avete deciso di approfittare del caos della situazione politica per proporre la vostra ricetta contro la crisi, dovete attrezzarvi per raggiungere il quorum. Ecco come fare.
1) Prendetevela coi ricchi. Ma non troppo. Dovete fare leva sull’invidia sociale che serpeggia, alimentata dalla cultura politica statalista degli italiani: lo Stato ha sempre ragione, la colpa dev’essere di qualche suddito ribelle. E i sudditi ribelli sono proprio loro: individualisti che disprezzano il sacro valore della solidarietà,...
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Diciamoci la verità, a parte la fiammata finale, Servizio Pubblico di giovedì è stato una noia mortale. Un’ora e passa di frecciatine infantili, tra scuole serali e università liberali, ma non una domanda architettata a dovere per mettere in difficoltà l’avversario di sempre. Da una parte non c’è da stupirsi: se le giornaliste sono agnelli sull’ara come Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna, Berlusconi le immola immantinente. Però, a nessuno sarà sfuggito che c’era qualcosa di strano. Troppa armonia, forse scaturita dal timore di sbagliare mossa – e in quest’indecisione il Cavaliere ci ha sguazzato – forse un po’ artificiale, visto che i duellanti avevano concordato qualche...
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